La speranza contro la paura.

Questo testo nasce in un clima politico ed economico nel quale il sostegno per le “idee”, critiche o meno, è ormai quasi inesistente. D’altronde non è difficile essere pessimisti e inattivi, quando siamo circondati da guerre, disastri ecologici e disuguaglianze sociali, quando le tecnologie e le economie globalizzate rendono le nostre vite sempre meno reali, spianando la strada a un crescente individualismo, all’isolamento e alla solitudine.
La domanda è: cosa rappresenta per noi oggi la speranza?

Il governo degli stolti.

La dignità non è un dato, non è qualcosa che si possiede per il semplice fatto di essere umani, ma un esercizio di autocontrollo e di perfezionamento di se stessi, insieme ad uno sforzo continuo di aiutare gli altri (in antitesi a quanto propongono i nuovi razzismi e nazionalismi). Bisogna meritare di essere umani.

La danza come linguaggio comune.

Già nel suo nome si legge una storia di meticciato, Thierry Thieû Niang, artista franco-vietnamita, ha scelto di esprimersi attraverso il linguaggio universale del movimento, della danza, anche se è…

Cooking fast die young.

Marco Pierre White è passato come una meteora nelle cucine britanniche. Ha iniziato a 16 anni e si è ritirato quando ne aveva solo 38 (ma a lui sembrava di averne vissuti già 86). Diceva: “Il mio corpo è fottuto, consumato sino alla miccia”. Diceva: “Ho avuto la terza stella a 35 anni, lo stesso anno di Marc Veyrat. Solo che lui di anni ne ha dieci più di me. Mica aspetterò come Robuchon l’ultimo momento per andare in pensione. Questa vita mi ha distrutto. Io prima del quarantesimo compleanno appendo il grembiule e in cucina non ci metto più piede. Il fisico non c’è più”. Detto fatto. Decise anche di restituire le tre stelle alla Michelin, contribuendo col suo romanticismo esacerbato alla mitologia dell’Angelo Caduto.