Atti di solitudine.

Sto pensando ai crimini compiuti in nome dell’amore, come dell’amore per un paese o per la propria nazione. Quando una comunità, che sia essa una famiglia, un singolo individuo, un gruppo sociale, una nazione attraversa un crisi, una crisi economica (elevata disoccupazione, inflazione), o un crisi sociale (l’afflusso di stranieri) diventa molto difficile superare quella crisi senza aggrapparsi ad un’identità ideale come a una stampella, facendo deragliare e se stessi nel fanatismo. Sentire di appartenere è un modo di prevenire questa crisi di identità. Possiamo criticarla e vederne i limiti, ma è inevitabile: in questo momento l’umanità ha bisogno di questa appartenenza per poter sopravvivere.

Zone temporaneamente autonome.

La speranza è una specie di pessimismo controllato, o un insieme di pessimismo e ottimismo, poiché serve l’ottimismo per produrre il carnevalesco, o il carnevale stimola atteggiamenti positivi nei confronti del mondo. Credo che questo sia un po’ quello di cui è fatto l’uomo – quel livello di complessità, la capacità di sostenere idee contrapposte nello stesso momento -, ed è qui che mi sento più a mio agio a parlare di speranza, in una zona in cui la speranza e la sua assenza si confrontano in modo dinamico.