Comunicazione e network generation. Intervista a Mario Morcellini.

La crisi dei fondamenti e dei contenuti della socializzazione giovanile, in un’epoca segnata media, determina uno scenario sociale totalmente nuovo. L’affidamento dei minori ai media non comporta un profondo riposizionamento delle istituzioni formative tradizionali, che così finiscono per trovarsi spiazzate e senza radici. Si sono ormai affermati stili e percorsi di socializzazione composita, in cui l’autorevolezza delle agenzie formative classiche (la famiglia, la scuola, etc.) si intreccia, secondo ritmi e modi tutt’altro che lineari e coerenti, con il potere dei nuovi media della socializzazione informale (amicizie e aggregazioni, spettacolo e comunicazioni, musica, tempo libero e new media). Ma cosa c’è di radicalmente nuovo nella condizione giovanile? Quali sono i fenomeni e le aree espressive in cui più chiaramente “passa” qualcosa che è destinato a essere davvero nuovo?

Il videogioco come strumento di apprendimento. Intervista a Francesco Antinucci.

Il videogioco è un’ attività ludica molto potente, è un gioco moltiplicato al quadrato, però non è strutturalmente diverso dagli altri. Perché mi piacciono i videogiochi? Se uno adotta la regola che il gioco è un’attività cognitiva, cioè un’attività della mente, può anche dire che giochi diversi esercitano parti diverse della mente: quelle più esteriori, come la percezione e la motricità, vengono esercitate dai giochi di abilità fisica, dove si deve correre o guidare un veicolo. Mentre le parti più profonde, più intellettuali, logiche e simboliche della mente vengono esercitate dai giochi di strategia, di calcolo, di costruzione e così via.

Intervista a Thomas Bratzke (Zast).

Thomas Bratzke (Zast), vive e lavora a Berlino. Ha iniziato a segnare gli spazi pubblici con la sua tag nel 1990. Nel 2000, con Akim, dà vita al progetto “Jazzstylecorner”, un approccio aperto allo streetwriting, che include aspetti sociali ed educativi del collettivo di writers e streetartists. Nel 2005 anni è nata una collaborazione con il trombettista Richard Koch (”Ritsche & Zast”) che ha dato vita a progetti inseriti in “Doing-Something Together”, in cui i due artisti esplorano le correlazioni tra musica, spazio e writing. I suoi progetti collettivi coinvolgono spesso il pubblico, con l’intenzione di stravolgere le modalità abituali di presentazione dei graffiti e della street art.

This a Magazine. Intervista a Andy Simionato e Karen ann Donnachie.

This a Magazine è un magazine che non parla di niente. Descritto da Adrian Shaughnessy come un “fenomeno editoriale” questo progetto mutevole continua ad evolvere nelle sue forme, fin dalla sua prima uscita nel 2002, includendo materiali della rete costituiti da book fotografici, presentazioni powerpoint, materiali quicktime, slideshow animati, e una serie di compendi stampati e accompagnati da accessori e dvd.