Squatting City. Reclaim Your City.

Lo squatting consiste nell’occupare terre o edifici abbandonati per riappropriarsi di quel diritto fondamentale (anche per l’economia) che è la casa. Secondo il giornalista del New York Times, Robert Neuwirth, nel suo libro “Città ombra. Viaggio nelle periferie del mondo” (Fusi Orari 2007) nel mondo ci sono circa un miliardo di persone che vivono occupando: circa un individuo ogni sette (il 14% della popolazione globale). C’è una lunga tradizione di leggi che in seguito ad un certo numero di anni di occupazione, riconosce alcuni, talvolta elementari, diritti agli abitanti di proprietà abbandonate. Tuttavia, anche se negli ultimi anni, la politica neoliberista si è impegnata nello smantellare ogni forma di tutela, una cosa è certa, lo squatting rende espliciti i profondi conflitti sociali presenti nel territorio, ed è evidente che offre un contributo attivo alla vita sociale della città. Per queste ragioni, invece di sopprimere gli squat, sarebbe meglio dare loro una mano legittimando i loro punti di forza.

Città ribelli. Dal diritto alla città alla rivoluzione urbana. David Harvey.

Solo quando la politica riconoscerà la produzione e la riproduzione della vita urbana come processo centrale da cui origina ogni possibile impulso rivoluzionario sarà possibile mettere in atto lotta anticapitalista in grado di trasformare radicalmente la vita quotidiana. Solo quando si comprenderà che coloro che costruiscono e sostengono la vita urbana hanno un diritto immediato a quanto producono, e che tra le loro rivendicazioni c’è soprattutto quella al diritto inalienabile di creare un città a misura delle loro esigenze, avremo una politica urbana degna di questo nome.
La città forse è morta? Lunga vita alla città!.