Le città visibili di Nicolas Ruel.

Dal 2007, il fotografo canadese Nicolas Ruel, ha perfezionato una fotocamera con doppia tecnica di esposizione che sovrappone un secondo piano a un soggetto principale. Ruel ha chiamato questo processo “8 second” perché questo è il tempo di esposizione che ha scelto per catturare gli spazi urbani delle principali città del mondo.

La rivoluzione delle metropoli. La nuova geografia dell’innovazione liberista.

In che modo le aree metropolitane possono contribuire allo sviluppo economico di un territorio e di un intero sistema Paese? Secondo Bruce Katz, Jennifer Bradley possono farlo nella misura in cui sono in grado di costruire reti ravvicinate di relazioni tra soggetti produttivi, mondo della ricerca, istituzioni e “facilitatori dell’innovazione “ all’interno di un contesto vivibile, e ben infratrutturato. Il loro libro “The Metro Revolution: How Cities and Metros are Fixing our Broken Politics and Economy” prova infatti a mettere in relazione i recenti cambiamenti economici con il nuovo ruolo assunto dalle città. Ma il libro invece di vedere le aree metropolitane come comunità collaborative sulle quali si potrebbe basare la crescita futura, le immagina come arcipelaghi urbani, isole autonome, che agiscono in base ai propri interessi e che sono spinte dai propri calcoli razionali in un mare neoliberista.

La città dei bambini. Intervista a Francesco Tonucci.

Nella nuove città si può dire che i bambini abbiano perso il loro spazio e il loro tempo. Gli spazi dei bambini, in casa e fuori, sono sempre stati gli spazi non utilizzati dagli adulti, come i cortili, le scale, le aree non costruite, i cantieri dismessi, i marciapiedi, le piazze. In questo tempo e in questi spazi i bambini vivevano le loro esperienze di gioco, di avventura, di esplorazione. Una componente importante di queste esperienze era il rischio, l’eccitazione di provare sempre qualcosa di nuovo, di allargare lo spazio, di forzare i vincoli e le regole imposti dagli adulti. Con queste esperienze molto precoci i bambini mettevano le fondamenta che avrebbero dovuto reggere tutto lo sviluppo successivo.