La rivoluzione delle metropoli. La nuova geografia dell’innovazione liberista.

In che modo le aree metropolitane possono contribuire allo sviluppo economico di un territorio e di un intero sistema Paese? Secondo Bruce Katz, Jennifer Bradley possono farlo nella misura in cui sono in grado di costruire reti ravvicinate di relazioni tra soggetti produttivi, mondo della ricerca, istituzioni e “facilitatori dell’innovazione “ all’interno di un contesto vivibile, e ben infratrutturato. Il loro libro “The Metro Revolution: How Cities and Metros are Fixing our Broken Politics and Economy” prova infatti a mettere in relazione i recenti cambiamenti economici con il nuovo ruolo assunto dalle città. Ma il libro invece di vedere le aree metropolitane come comunità collaborative sulle quali si potrebbe basare la crescita futura, le immagina come arcipelaghi urbani, isole autonome, che agiscono in base ai propri interessi e che sono spinte dai propri calcoli razionali in un mare neoliberista.

Città ribelli. Dal diritto alla città alla rivoluzione urbana. David Harvey.

Solo quando la politica riconoscerà la produzione e la riproduzione della vita urbana come processo centrale da cui origina ogni possibile impulso rivoluzionario sarà possibile mettere in atto lotta anticapitalista in grado di trasformare radicalmente la vita quotidiana. Solo quando si comprenderà che coloro che costruiscono e sostengono la vita urbana hanno un diritto immediato a quanto producono, e che tra le loro rivendicazioni c’è soprattutto quella al diritto inalienabile di creare un città a misura delle loro esigenze, avremo una politica urbana degna di questo nome.
La città forse è morta? Lunga vita alla città!.