Squatting City. Reclaim Your City.

Lo squatting consiste nell’occupare terre o edifici abbandonati per riappropriarsi di quel diritto fondamentale (anche per l’economia) che è la casa. Secondo il giornalista del New York Times, Robert Neuwirth, nel suo libro “Città ombra. Viaggio nelle periferie del mondo” (Fusi Orari 2007) nel mondo ci sono circa un miliardo di persone che vivono occupando: circa un individuo ogni sette (il 14% della popolazione globale). C’è una lunga tradizione di leggi che in seguito ad un certo numero di anni di occupazione, riconosce alcuni, talvolta elementari, diritti agli abitanti di proprietà abbandonate. Tuttavia, anche se negli ultimi anni, la politica neoliberista si è impegnata nello smantellare ogni forma di tutela, una cosa è certa, lo squatting rende espliciti i profondi conflitti sociali presenti nel territorio, ed è evidente che offre un contributo attivo alla vita sociale della città. Per queste ragioni, invece di sopprimere gli squat, sarebbe meglio dare loro una mano legittimando i loro punti di forza.

Lo Streatwear. Intervista a Steven Vogel.

Steven Vogel è uno scrittore, un blogger, un musicista e uno skater. È autore di “Streetwear. The insider’s guide”, enciclopedica guida sull’abbigliamento ispirato e creato per la vita urbana e di “Contemporary Menswear. A Global Guide to Independent Men’s Fashion” entrambi pubblicati da Thames &Hudson.

Intervista a Thomas Bratzke (Zast).

Thomas Bratzke (Zast), vive e lavora a Berlino. Ha iniziato a segnare gli spazi pubblici con la sua tag nel 1990. Nel 2000, con Akim, dà vita al progetto “Jazzstylecorner”, un approccio aperto allo streetwriting, che include aspetti sociali ed educativi del collettivo di writers e streetartists. Nel 2005 anni è nata una collaborazione con il trombettista Richard Koch (”Ritsche & Zast”) che ha dato vita a progetti inseriti in “Doing-Something Together”, in cui i due artisti esplorano le correlazioni tra musica, spazio e writing. I suoi progetti collettivi coinvolgono spesso il pubblico, con l’intenzione di stravolgere le modalità abituali di presentazione dei graffiti e della street art.

Studio Kmzero: Where’d you get those?

Essere dei designer oggi è un lavoro complicato.
Implica l’obbligo di allenare la sensibilità, avere gli occhi aperti. Fare del coolhunting un rito quotidiano, ricettivi 24/7, sniffando la direzione del vento. In un qualche senso siamo macchine che assorbono, fagocitano e reintepretano stimoli – produttori di design alimentati a deadlines e caffeina.
Gli input arrivano da ovunque; c’è tutto un quotidiano training all’attenzione, l’autoimposto rito degli rss, blog da consultare in guisa di breviario, lo street style e l’estetica video-clip al posto delle vitamine.
Ma gli input arrivano anche, e soprattutto, da libri d’arte e style magazines di cui gli studi di design si cibano in maniera sconsiderata.