Abbiamo bisogno dei Black Bloc?

In “Rallentiamo il potere”, un testo pubblicato in questo blog, ho sostenuto la tesi che il rallentamento possa essere considerato un’idea autenticamente anticapitalista. A questa considerazione, desidero aggiungerne altre due: che il dissenso presti attenzione alla ‘varietà’ (alla molteplicità dei movimenti politici di opposizione) e alla ‘convergenza’. In modo particolare ‘imparare a convergere’ può rappresentare una nuova e potente idea se smettiamo di cercare un principio che farebbe convergere la varietà e proviamo a pensare alla convergenza come a un processo impegnativo e creativo.

Qualunque cosa ci accada non dobbiamo mai smettere di pensare.

L’avventura del pensare è un’avventura di speranza.
Per “avventura” intendo un’impresa creativa, a dispetto delle molteplici ragioni che avremmo per disperarci. Certo, abbiamo tutte le ragioni del mondo per disperarci, ma pensare equivale, in qualche modo a non attenerci a tali ragioni.
Veramente non sappiamo ancora cosa le persone sono capaci di fare insieme e penso che sia proprio questa l’avventura.

“Think Like a Commoner”: una breve introduzione ai beni comuni. Il libro di David Bollier.

“Think Like a Commoner: A Short Introduction to the Life of the Commons” (New Society Publishers, 2014) di David Bollier è un libro raro e prezioso. Ha il potenziale per coinvolgere un grande numero di persone nel cercare di capire “dove possiamo andare e cosa siamo in grado di fare” partendo dall’interno delle comunità in cui viviamo e concentrandoci su cambiamenti concretamente attuabili nel presente. Anche se un “movimento” popolare sui beni comuni ancora non esiste, è in atto una profonda trasformazione nelle idee di cosa significhi attivismo e Bollier, ce li descrive offrendoci un porta d’ingresso in quello che può essere un possibile futuro vivibile.

Il prodotto siamo noi.

Oggi i prodotti sono sempre più spesso una proprietà intellettuale della quale compriamo i diritti d’uso, non più un oggetto che acquistiamo.
Se acquistiamo un libro, possediamo quell’oggetto. Al contrario, se acquistiamo un pacchetto software, non stiamo acquistando un oggetto, quanto piuttosto un insieme di funzioni. Stiamo comprando il diritto di utilizzo di quelle funzioni, e tutto ciò che è ad esse collegato. Stiamo in sostanza comprando il diritto a poter fare delle cose. La proprietà diventa sempre meno importante in sé, conta la “convertibilità”.

Per una gioiosa speranza.

È fondamentale imparare a riconoscere quale tipo di speranza incoraggia la vita delle persone e della società, piuttosto che semplicemente accontentarci che si dia speranza o meno alle persone. Esiste una speranza che è dalla parte della vita, una speranza che ci porta a continuare a desiderare di vivere, indipendentemente da tutto. È una speranza gioiosa, che emerge dal rifiuto della logica capitalista del differimento, che ci spinge verso una più elevata capacità di agire, e questo avviene, come scrive Spinoza, quando ci associamo comunitariamente con altri.

La rivoluzione non si fa ‘una volta per tutte’.

In questo periodo di intenso dibattito sui temi dei beni comuni e dell’economia collaborativa, stiamo incominciando a vedere lo scambio al di fuori del possesso e a considerare altre possibilità per il dono e per la speranza. In questo senso credo di percepire due dimensioni.

Camminare è una caduta controllata.

In ogni situazione esiste un margine di movimento, un dove possiamo andare o un cosa siamo in grado di fare. Questo margine di movimento possiamo chiamarlo “affetto”, o anche “speranza”. Affetto o speranza significano che è meglio ci concentriamo sul prossimo passo con intensità, piuttosto che ci limitiamo ad immaginare ciò che vorremmo accadesse come un bel quadretto utopistico.