La rivoluzione delle metropoli. La nuova geografia dell’innovazione liberista.

In che modo le aree metropolitane possono contribuire allo sviluppo economico di un territorio e di un intero sistema Paese? Secondo Bruce Katz, Jennifer Bradley possono farlo nella misura in cui sono in grado di costruire reti ravvicinate di relazioni tra soggetti produttivi, mondo della ricerca, istituzioni e “facilitatori dell’innovazione “ all’interno di un contesto vivibile, e ben infratrutturato. Il loro libro “The Metro Revolution: How Cities and Metros are Fixing our Broken Politics and Economy” prova infatti a mettere in relazione i recenti cambiamenti economici con il nuovo ruolo assunto dalle città. Ma il libro invece di vedere le aree metropolitane come comunità collaborative sulle quali si potrebbe basare la crescita futura, le immagina come arcipelaghi urbani, isole autonome, che agiscono in base ai propri interessi e che sono spinte dai propri calcoli razionali in un mare neoliberista.

Cooking comics. Gli Stati Uniti.

Negli Stati Uniti la pubblicazione di alcune serie Giapponesi come “Oishinbo” di Tetsu Kariya (Viz Communication) e di “What did You Eat Yesterday?” di “Kinou Nai Tabeta” ha aperto una nuova strada nella pubblicazione di albi e web comics con storie che parlano di alimentazione e di cucina. Tra i molti, i miei preferiti ci sono l’adventure/cooking mashup, “Rutabaga: Adventure Chef” di Eric Colossal, l’antologia nata nel 2012 su Kickstarter, “Digestate: a food and eating themed anthology” curata da JT Yost e il diario autobiografico “Relish: My Life in the Kitchen” di Lucy Knisley.

It’s complicated: La vita sociale degli adolescenti sul web. danah boyd.

“It’s complicated” di danah boyd, si chiama così proprio perché ha il merito di ridare risalto, fin dal titolo, alla complessità del rapportarsi di diversità, di genere, etnia, di condizioni economiche, contesti sociali e culturali complessi fuori e dentro la rete. Dicendo chiaramente che la questione va molto oltre il suo semplice aspetto tecnologico. Prima di tutto, “I ragazzi non sono dipendenti dai social media: sono dipendenti l’uno dall’altro”. Non vogliono Facebook, ma la possibilità di rimanere in contatto con i loro amici che Facebook consente.