Dopo aver avviato, in forma esplorativa, il progetto Selfie Senza Fissa Dimora — un laboratorio narrativo che raccoglie e rielabora in forma autobiografica le storie di chi vive in strada — inizia ora un nuovo percorso.
Si chiama Le Nostre Domande Frequenti e nasce da una necessità precisa: dare voce a chi vive in condizione di grave marginalità adulta, e far arrivare le sue domande a chi ha il potere — e il dovere — di rispondere.
Ci sono domande che non si sentono, perché nessuno è lì per ascoltarle.
Domande che non entrano nei palazzi, nei dibattiti, nei bilanci, perché arrivano da troppo lontano — da un marciapiede, da una sala d’attesa, da una strada laterale. Domande che non fanno notizia, che non diventano tweet, titoli o interpellanze. Eppure sono domande urgenti, elementari, essenziali:
– su come si fa a vivere senza una casa;
– su cosa succede quando si perde o viene rubato un documento e con esso la propria identità;
– su come ci si prende cura di se stessi senza un medico, senza residenza, senza bagno;
– su cosa resta dell’amore, della sessualità, della dignità, quando la povertà non è solo mancanza, ma stigma ed esclusione.
Le Nostre Domande Frequenti nasce da qui: dalla convinzione che in una società democratica chiunque dovrebbe poter porre domande a chi decide.
E che, se tra chi interroga e chi può rispondere esiste una distanza enorme, serve costruire un ponte. O meglio: una struttura di ascolto, confronto e responsabilità.
Il progetto non vuole raccontare “i poveri”, ma partire dalle loro voci.
Non si tratta di “offrire parola”, ma di rimuovere gli ostacoli che ne impediscono l’emersione e la trasmissione.
Non si tratta di narrare storie esemplari, ma di aprire uno spazio pubblico in cui la realtà — contraddittoria, difficile, scomoda — possa essere messa in questione da chi la attraversa quotidianamente.
La formula è semplice: creare momenti di confronto in cui le persone che vivono in povertà assoluta possano rivolgere domande a chi, nelle istituzioni, nella cultura, nella politica e nell’economia, ha la possibilità concreta di incidere sulla loro vita.
Domande pratiche, politiche, esistenziali.
Perché la competenza, in questi casi, nasce dall’esperienza. E chi vive l’esclusione sa esattamente dove si inceppa il sistema.
Le Nostre Domande Frequenti non è una campagna di sensibilizzazione, né un progetto di assistenza.
È un dispositivo collettivo di interpellazione pubblica.
Un modo per rendere visibile chi subisce le scelte e chi le prende.
Prima dell’avvio ufficiale, il progetto prende forma attraverso una serie di dialoghi-test.
Sono tappe di prova, prototipi di ascolto, momenti fondamentali per mettere alla prova la formula, verificarne la tenuta, costruirla nella pratica, a partire dalla realtà.
Come nei nostri primi incontri, che si concentrano su un aspetto tanto invisibile quanto essenziale: il legame tra le persone senza dimora e i loro animali.
Un legame affettivo, di resistenza, che per molti rappresenta l’unico vincolo stabile rimasto. Ma che troppo spesso diventa un ostacolo in più: nei dormitori, nelle mense, negli affitti, nelle politiche pubbliche.
In questi dialoghi non cerchiamo risposte facili.
Cerchiamo un modo per cominciare.
Per costruire uno spazio che accolga chi normalmente non è invitato, che riconosca il valore politico delle domande che nascono dall’esperienza e che si impegni a restituire pubblicamente le risposte ricevute — e anche i silenzi.
Perché ogni domanda che resta senza risposta dice qualcosa su chi governa.
E ogni volta che una domanda trova ascolto, è un piccolo atto di giustizia.
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