La rivoluzione delle metropoli. La nuova geografia dell’innovazione liberista.

In che modo le aree metropolitane possono contribuire allo sviluppo economico di un territorio e di un intero sistema Paese? Secondo Bruce Katz, Jennifer Bradley possono farlo nella misura in cui sono in grado di costruire reti ravvicinate di relazioni tra soggetti produttivi, mondo della ricerca, istituzioni e “facilitatori dell’innovazione “ all’interno di un contesto vivibile, e ben infratrutturato. Il loro libro “The Metro Revolution: How Cities and Metros are Fixing our Broken Politics and Economy” prova infatti a mettere in relazione i recenti cambiamenti economici con il nuovo ruolo assunto dalle città. Ma il libro invece di vedere le aree metropolitane come comunità collaborative sulle quali si potrebbe basare la crescita futura, le immagina come arcipelaghi urbani, isole autonome, che agiscono in base ai propri interessi e che sono spinte dai propri calcoli razionali in un mare neoliberista.

Squatting City. Reclaim Your City.

Lo squatting consiste nell’occupare terre o edifici abbandonati per riappropriarsi di quel diritto fondamentale (anche per l’economia) che è la casa. Secondo il giornalista del New York Times, Robert Neuwirth, nel suo libro “Città ombra. Viaggio nelle periferie del mondo” (Fusi Orari 2007) nel mondo ci sono circa un miliardo di persone che vivono occupando: circa un individuo ogni sette (il 14% della popolazione globale). C’è una lunga tradizione di leggi che in seguito ad un certo numero di anni di occupazione, riconosce alcuni, talvolta elementari, diritti agli abitanti di proprietà abbandonate. Tuttavia, anche se negli ultimi anni, la politica neoliberista si è impegnata nello smantellare ogni forma di tutela, una cosa è certa, lo squatting rende espliciti i profondi conflitti sociali presenti nel territorio, ed è evidente che offre un contributo attivo alla vita sociale della città. Per queste ragioni, invece di sopprimere gli squat, sarebbe meglio dare loro una mano legittimando i loro punti di forza.

“Uneven Growth”. Nuove tattiche urbanistiche per le megalopoli in mostra al MoMA di New York.

Nel 2030 la popolazione mondiale raggiungerà l’incredibile cifra di otto miliardi di persone. Di questi, due terzi vivranno nelle città. La maggior parte della gente avrà a disposizione risorse scarse. Con risorse limitate, questa crescita irregolare sarà una delle più grandi sfide affrontate dalle società di tutto il mondo. Nei prossimi anni, le autorità cittadine, urbanisti e progettisti, gli economisti e i cittadini, dovranno unire le forze al fine di evitare gravi catastrofi sociali ed economiche, dovranno lavorare assieme per garantire che queste megalopoli in espansione potranno rimanere abitabili.
Per avviare questo dibattito internazionale, Pedro Gadanho, per mostra “Uneven Growth tactical urbanisms for expanding megacities” del MoMA, ha unito sei gruppi interdisciplinari di ricercatori e professionisti per esaminare nuove possibilità di progettazione di sei metropoli mondiali: Hong Kong, Istanbul, Lagos, Mumbai, New York, e Rio de Janeiro. Ogni gruppo ha sviluppato proposte per una città specifica in una serie di laboratori realizzati nel corso di 14 mesi. “
Il risultato di questo lavoro sono una dozzina di proposte che vanno da progetti immaginari a soluzioni pratiche.

Città ribelli. Dal diritto alla città alla rivoluzione urbana. David Harvey.

Solo quando la politica riconoscerà la produzione e la riproduzione della vita urbana come processo centrale da cui origina ogni possibile impulso rivoluzionario sarà possibile mettere in atto lotta anticapitalista in grado di trasformare radicalmente la vita quotidiana. Solo quando si comprenderà che coloro che costruiscono e sostengono la vita urbana hanno un diritto immediato a quanto producono, e che tra le loro rivendicazioni c’è soprattutto quella al diritto inalienabile di creare un città a misura delle loro esigenze, avremo una politica urbana degna di questo nome.
La città forse è morta? Lunga vita alla città!.

Disobedient Objects: il design della protesta globale.

“Disobedient Objects”, curata da Catherine Flood e Gavin Grindon, è senz’altro una delle esposizioni più controverse e interessanti realizzate negli ultimi anni. I Disobedient Object spesso sono oggetti di uso quotidiano trasformati per un nuovi scopi. La progettazione di un nuovo oggetto crea un nuovo modo di protestare e nuove forme di disobbedienza al potere.

Checking in and out.

Tutte le immagini che accompagnano questo testo sono tratte dal progetto Check-in Architecture. Sopra: Making Art Fly — Caixa Forum, Madrid. Foto di Filippo Romano. Jeremy Rifkin è un noto economista e…