Cooking fast die young.

Marco Pierre White è passato come una meteora nelle cucine britanniche. Ha iniziato a 16 anni e si è ritirato quando ne aveva solo 38 (ma a lui sembrava di averne vissuti già 86). Diceva: “Il mio corpo è fottuto, consumato sino alla miccia”. Diceva: “Ho avuto la terza stella a 35 anni, lo stesso anno di Marc Veyrat. Solo che lui di anni ne ha dieci più di me. Mica aspetterò come Robuchon l’ultimo momento per andare in pensione. Questa vita mi ha distrutto. Io prima del quarantesimo compleanno appendo il grembiule e in cucina non ci metto più piede. Il fisico non c’è più”. Detto fatto. Decise anche di restituire le tre stelle alla Michelin, contribuendo col suo romanticismo esacerbato alla mitologia dell’Angelo Caduto.

Le città visibili di Nicolas Ruel.

Dal 2007, il fotografo canadese Nicolas Ruel, ha perfezionato una fotocamera con doppia tecnica di esposizione che sovrappone un secondo piano a un soggetto principale. Ruel ha chiamato questo processo “8 second” perché questo è il tempo di esposizione che ha scelto per catturare gli spazi urbani delle principali città del mondo.

Ballare l’incubo.

La danza si è sempre ispirata, oltre che a fonti musicali, a fiabe, dipinti, racconti, miti, poemi e romanzi, e più in generale al linguaggio delle altre arti, ma non era mai successo che un documentario su una prigione di stato per criminali malati di mente diventasse l’idea per uno spettacolo.
Almeno sino ad oggi.

My Last Day at Seventeen.

“Kevin e Erin sono nati a poche ore di distanza. Nel mio ultimo giorno in Irlanda, la famiglia di Kevin ha organizzato una festa per il loro diciottesimo compleanno. La persona…

We are dancing together.

“Quel che distingue i viaggi non è la qualità oggettiva dei luoghi né la quantità misurabile del movimento – né qualcosa che sarebbe soltanto nella mente – ma il modo…