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My Last Day at Seventeen.

“Kevin e Erin sono nati a poche ore di distanza. Nel mio ultimo giorno in Irlanda, la famiglia di Kevin ha organizzato una festa per il loro diciottesimo compleanno.
La persona tatuata nella foto è il fratello di Kevin. Sta risparmiando per aggiungere un pò di colore al tattoo e qualche dettaglio in più, ma è fiero di averlo anche così. Quando gli ho chiesto se potevo fargli una foto ha velocemente tirato su la camicia e le persone presenti nel cortile di casa hanno fatto un passo indietro per farmi spazio. Erin per l’occasione ha indossato il suo vestito nuovo, si è ubriacata e si è addormentata. Prima che di svenire ha gridato: “Questo è il mio ultimo giorno a diciassette anni!” Kevin, la cui capacità di reggere l’alcol smentisce la sua struttura minuta, ha resistito tutta la notte continuando a bere anche dopo che io ero già sull’aereo che mi riportava a casa”.
Doug DuBois

Le fotografie di Doug DuBois pubblicate nel libro “My Last Day at Seventeen” (Aperture, 2015), mostrano i giovani abitanti del quartiere Russell Heights a Cobh – una piccola cittadina di mare nella contea irlandese di Cork – nel 201o, periodo in cui è scoppiata la bolla immobiliare. I ragazzi sono visti attraverso uno sguardo particolare, una narrazione su come in una piccola cittadina di provincia, messa in ginocchio dalla crisi economica si arrivi alla maggiore età. Negli scatti di DuBois gli adulti sono scomparsi e i ragazzi sembrano giocare liberamente per le strade in un tempo sospeso, in una metafisica estate senza fine.

516mdtg4jul“Gli scatti raccontano quel momento in cui si è alla soglia dell’età adulta. Il momento in cui si è ancora attaccati a una sorta di innocenza, che un po’ alla volta, cede alla desiderio di diventare adulti”, dice DuBois in un video dalla Aperture Foundation per  Kickstarter , finalizzato a raccogliere fondi per la realizzazione del libro. Una campagna conclusasi con successo: in pochi mesi oltre 300 sottoscrittori e 31.836 $ di finanziamento. Doug DuBois è un fotografo americano nato nel 1960 a Dearborn nel Michigan, il suo lavoro è stato esposto in numerosi musei come il Museum of Modern Art di New York, il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, il SFMOMA di San Francisco, il LACAMA di Los Angeles e molti altri ancora. In Italia nel 2014, ha partecipato con alcuni ritratti a una esposizione collettiva tenutasi al Museo d’Arte Contemporanea di Roma. Nel 2009, sempre per Aperture, ha pubblicato, “All The Days and Nights“, un memoir fotografico durato quasi venticinque anni che racconta le complesse dinamiche sua famiglia. Il libro è introdotto da un testo di Donald Antrim, autore di un bel memoir famigliare, “La vita dopo” pubblicato da Einaudi nel 2013 e ben descritto qualche anno fa da Cristian Raimo nelle pagine di “Nazione Indiana“.

Il progetto”My Last Day at Seventeen” è nato nel 2009 nel corso di  una residenza artistica di Doug DuBois presso il Sirius Arts Centre di Cobh. DuBois avendo difficoltà nell’individuare un soggetto su cui lavorare chiese al direttore del programma, Peggy Sue Amison, di realizzare un workshop che lo mettesse in contatto con la comunità locale. È stato così che ha conosciuto Erin e Kevin, due ragazzi nati a Russell Heights, un quartiere popolare abitato dalla classe operaia, che hanno accettato di portarlo un po’ in giro per fargli conoscere la zona.

Dice DuBois:

“Improvvisamente mi si è aperto un mondo, sono entrato in un complesso residenziale pieno di bambini e di famiglie nel quale non sarei mai capitato se non mi ci avessero accompagnato”.

Nel corso dei successivi cinque anni, DuBois è tornato Cobh durante periodo estivo per realizzare ritratti dei giovani della comunità, raccogliendo una grande quantità di materiale, da cui ha selezionato le sessantadue immagini inserite nel libro.

“Con il tempo ho smesso di incontrare i ragazzi di Cobh, alcuni, diventati poco più che ventenni hanno lasciato per l’Inghilterra per andare in cerca di un lavoro.
La loro è una comunità molto unita, in cui i vicini si aiutano reciprocamente. I più anziani nel corso delle loro vita sono passati attraverso un’altalena sociale. La crisi del dopoguerra, il periodo di rapida crescita economica iniziato negli anni novanta (chiamato “Celtic Tiger”), l’alternanza di ripresa e di  rallentamento tra il 2001 e il 2003 e il successivo crollo del mercato immobiliare nel 2006. Per molti, a quel punto l’emigrazione era tornata ad essere l’unica opzione di sopravvivenza”.

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Doug DuBois, “Eirn e Kevin, Russell Heights, Cobh, Irlanda” (2009).

DuBois racconta come è iniziato il progetto:

“La prima foto l’ho fatta a Lenny, un ragazzo dalla faccia innocente. Ho scattato da molto da vicino. Nell’immagine Lenny fa uscire del fumo dalla bocca e indossa una felpa con cappuccio bianco, mostrando spavalderia e durezza, ma parallelamente possiamo percepire la sua vulnerabilità. Questa fotografia è diventata un punto di riferimento per l’intero progetto”.

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Il libro si apre con l’immagine di un ragazzo a torso nudo sdraiato nel cortile di casa in una giornata di sole. DuBois mostra i suoi soggetti mentre guardano direttamente nella fotocamera in modo spontaneo: una giovane donna in felpa grigia che tiene in mano grande pentola; un ragazzo con le guance lentigginose che afferra una coppa di plastica; una bambina in tuta rosa, in piedi, come specie di sentinella; ragazzi a torso nudo con il petto la schiena tatuati; ragazze vestite con abiti alla moda pronte per andare alle feste o uscire per un appuntamento; una giovane madre con la figlia adolescente e il fratellino più piccolo; ragazzi che tirano calci a un pallone; altri giovani che fanno capriole su un vecchio gazebo; un gruppo di ragazzi più grandi che bevono birra e giocano di tempo con una pistola (dall’immagine non è chiaro se si tratta di un giocattolo).

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Una parte inattesa inserita in “My Last Day at Seventeen” è una graphic novel commissionata da DuBois al disegnatore irlandese Patrick Lynch. Sono i ricordi, storie, frammenti di discorsi reimmaginati (o realmente avvenuti) contrassegnati da un alone di mistero e di presentimento che hanno come sfondo la vita collettiva del gruppo di Russell Heights.
A proposito del lavoro di Lynch, DuBois ha detto:

“Le sue immagini e il modo in cui è narrata la storia, raccontano cosa c’è in gioco nel raggiungimento della maggiore età e come si effettua questo passaggio cruciale che può influenzare il resto della tua vita”.

Alcuni scrittori irlandesi hanno visto il libro di DuBois come un buon modo per far conoscere la situazione socio-economica del loro paese. Billy O’Callaghan nato a Cork, una città a ovest di Cobh, ha sempre vissuto in periferia. La sua raccolta di racconti “The Things We Lose, The Things We Leave Behind” (New Island Books, 2013) ha vinto il Writing.ie Short Story of the Year Award. O’Callaghan dice che Cobh, il luogo dove DuBois ha realizzato le sue fotografie, “è un luogo definito dal mare”. Le “carrette del mare”delle famiglie irlandesi più indigenti messe in fuga dalla carestia del 1840 verso Stati Uniti e Australia sono salpate da questo porto.
O’Callaghan dice che i volti delle foto di DuBois sono quelli che “ci si può aspettare di trovare nelle Council Estates irlandesi” (le Council Estates sono case popolari, progetti di edilizia economica amministrati dai governi locali); pensa che le foto di DuBois catturino “un senso di desolazione tranquillo” che si può trovare tra coloro che siedono sui “gradini più bassi della società”, certo non tra i “banchieri e uomini d’affari che gestiscono le città”, ma piuttosto tra quelli le cui vite si sono fatte “piccole” e in cui “in generale, non molto spazio per l’ambizione”.

dougdubois_mldas_05-800x630507c3b45-e2e0-428b-ae06-d68ea4505b09Aoife Casby  un poeta e artista visivo che abita nella contea di Galway nell’Irlanda occidentale, dice che nelle fotografie di DuBois, si riconoscono tutti i “bambini dei complessi residenziali irlandesi. Vivono un’infanzia che sembra aver fatto fuori la paura” (almeno se visti dall’esterno). “Nelle immagini di DuBois si vede quanto siano cambiati gli atteggiamenti sociali, rispetto a quando io ero un ragazzino. Al giorno d’oggi, le ragazze che da molto giovani diventano madri non vengono escluse dalla loro comunità e talvolta riescono ad andare al college. I ragazzi sono maggiormente coinvolti. Non ci sono più i tabù di una volta”. “Se hai diciassette anni”, dice Casby, “sei ancora molto giovane per avere un bambino, ma le tue possibilità non sono irrimediabilmente finite, non subisci un violento ostracismo, la maternità non diventa un orribile evento segreto come una volta”.
Casby, che ha studiato psicologia alla Goldsmiths University e ha lavorato nello sviluppo di comunità (un metodo orientato a creare condizioni di progresso economico, culturale e sociale per la comunità, attivandone la partecipazione), dice che nei soggetti ritratti da DuBois si intuiscono le stesse aspirazioni, gli sessi desideri di tutti i ragazzi di quella generazione: “vogliono un posto di lavoro, andare all’università, vivere in sicurezza”.

Doug DuBois – My Last Day at Seventeen di Aperture Foundation su Vimeo.

Le immagini di DuBois tendono spesso a concentrarsi sui volti dei soggetti e sulle interazioni tra piccoli gruppi di persone. Non hanno mai uno stile documentaristico, non forniscono informazioni troppo didascaliche sulle condizioni di vita dei ragazzi e sul carattere dei luoghi. C’è qualcosa di ermetico nel modo in cui i soggetti vengono raffigurati nel libro.

Lo scrittore irlandese Alan McMonagle nella raccolta di storie “Psychotic Episodes” (Arlen House, 2013), ha descritto con maestria il pedaggio psichico ed emotivo che i suoi connazionali hanno dovuto pagare dalla fine del 2000 dopo il crollo economico del Paese. Dopo aver visto il libro di DuBois, ha detto: “con i suoi vicoli stretti pieni di muri coperti dai graffiti che diventano campi di battagli per scontri improvvisati” il piccolo mondo dei giovani abitanti di Russell Heights sembra essere “il tipo di arena in cui il teatro della vita racconta la storia drammatica e gloriosa di queste comunità chiuse”.
Allo stesso modo, DuBois nel corso del lavoro, ha iniziato comprendere le storie e i motivi che continuano a tenere uniti i ragazzi, le loro famiglie e la comunità e inevitabilmente queste idee hanno finito con l’entrare nelle sue fotografie.

“Non stavo cercando di fare un libro su giovani irlandesi, sui giovani di Cobh o su quelli di Russell Heights. Ho creato una finzione, una storia vissuta in un momento che tutti noi sappiamo essere il punto in cui facciamo il primo passo per diventare adulti. Per me  è stata una grande cosa poter condividere con loro quel momento”.


Il sito internet di Doug DuBois.
La sua pagina Facebook

I libri.
All the days and nights” (Aperture, 2009)
My Last Day At Seventeen” (Aperture, 2015)

Intervista.
lensculture, Jim Casper “My Last Day at Seventeen“, Marzo 2015.

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