commoning

Senza perdere la tenerezza.

Sopra. Baby Nursing, 1926-27. Fotografia: Tina Modotti.

“Hay que endurecer, pero sin perder la ternura jamás”.
Ernesto Guevara

Quello che si oppone all’incuria e all’indifferenza è la cura. Prendersi cura è più che un semplice atto, è un atteggiamento. La cura estende il semplice momento di attenzione, zelo, premura. Rappresenta un atteggiamento di impegno, preoccupazione, di responsabilizzazione e di coinvolgimento affettivo con l’altro.
L’atteggiamento è una fonte, genera molti atti che esprimono impostazioni di fondo. Quando diciamo ad esempio: “ci prendiamo cura della nostra casa” sottintendiamo una molteplicità di atti: ci occupiamo delle persone che vi abitano dando loro attenzione, garantendo gli approvvigionamenti, interessandoci al loro benessere. Ci preoccupiamo dell’aspetto che deve caratterizzare ogni ambiente. Coltiviamo con zelo amicizia con i vicini e l’accoglienza verso gli ospiti. Ci preoccupiamo che la casa sia un luogo dove ci si trovi proprio agio provando nostalgia quando si parte e gioia quando vi si fa ritorno. Abbiamo atteggiamento di diligenza per lo stato fisico della casa, del terreno, del giardino. Ci occupiamo degli animali. Tutto questo fa parte di un atteggiamento di cura materiale, sociale, ecologica e spirituale.
La cura è qualcosa di più di un semplice atto o di uno dei tanti atteggiamenti. Lo affermato il filosofo che meglio di tutti ha saputo cogliere l’importanza essenziale della cura, Martin Heidegger in “Essere e tempo” (Mondadori 2011):

“La cura, in quanto totalità strutturale unitaria, è situata, esistenzialmente-apriormente, “prima” di ogni “comportamento” e “situazione” dell’Esserci, cioè essa è sempre già in ognuno di questi fenomeni”.

Questo significa che la cura è nella radice primaria dell’essere umano, prima ancora che egli faccia qualsiasi cosa. Ogni sua azione è sempre accompagnata dalla cura, è impregnata di cura. La cura è una dimensione frontale, originaria, ontologica (vale a dire relativa alla natura profonda di un essere) che è impossibile alterare completamente.
Un modo-di-essere che non è un nuovo essere. È un modo dell’essere stesso di strutturarsi e di farsi conoscere. La cura fa parte della natura e della costituzione dell’essere umano.
Il modo-di-essere caratterizzato della cura manifesta in modo concreto com’è l’essere umano che senza la cura cesserebbe di essere umano.
Se non riceve e se non si da cura, una cura premurosa dalla nascita sino alla morte, l’essere umano si destruttura, viene meno, perde senso, scompare. Se nel corso della sua esistenza non facesse con cura tutto ciò a cui mette mano, finirebbe per pregiudicare se stesso ciò che gli sta attorno. Per questo la cura deve essere intesa come parte dell’essenza umana che risponde alla domanda: cos’è l’essere umano?
La cura deve essere presente in tutto.
Possiamo rispondere in molti modi alla domanda: che cos’è l’essere umano?
La risposta è sempre condizionata dalle formazioni sociali, dalle differenti filosofie e visioni del mondo. Ad esempio.
Quale risposta si nasconde nel modo di produzione capitalista e in un’economia di mercato?
Probabilmente la risposta che ci verrà data è: l’essere umano è un essere caratterizzato da bisogni che devono essere soddisfatti; è quindi un essere che consuma.
Che immagine di essere umano soggiace all’idea democratica? La risposta sarà: l’essere umano è un essere partecipativo, un attore sociale, un soggetto storico costruttore di relazioni sociali egualitarie, giuste, libere.
Quale idea di essere umano è presupposta nella lotta per i diritti umani? La risposta che probabilmente ci verrà data è: l’essere umano è soggetto di diritti e doveri inalienabili.
Quale comprensione dell’essere umano è sottintesa al progetto tecnico-scientifico di dominio della natura? La risposta più probabile sarà: l’essere umano è inteso come apice del processo di evoluzione, il centro di tutti gli esseri e ritiene che le altre realtà hanno senso se sono ordinate dall’essere umano per disporne a suo piacere.
Infine, quale immagine di essere umano proiettiamo quando lo scopriamo come un essere-nel-mondo-con-gli-altri, sempre in relazione, costruendo il suo habitat, occupandosi delle cose, preoccupandosi delle persone, dedicandosi a ciò che per lui ha importanza e valore? La riposta più adeguata può essere: l’essere umano è un essere che si prende cura, o meglio ancora, la sua stessa essenza sta nella cura. Sta nel mettere cura in tutto ciò che progetta e realizza che è la caratteristica singolare del nostro essere umani.

Che Guevara diceva: “Dobbiamo diventare duri, ma senza perdere mai la tenerezza”.
La tenerezza emerge dall’atto stesso di esistere con gli altri nel mondo. Non esistiamo, co-esistiamo, con-viviamo, siamo in com-unione con le realtà più immediate.
La tenerezza è importante perché è il cuore della cura. È l’affetto che doniamo alle persone e la cura che dedichiamo alle situazioni esistenziali. È una conoscenza che va al di là della ragione in quanto mostra un’intelligenza che intuisce, vede in profondità stabilisce comunione. La tenerezza è cura senza ossessione: include anche il lavoro, non come mera produzione utilitaria, ma come opera che manifesta creatività e auto realizzazione. Di fatto noi conosciamo solo quando nutriamo affetto, quando ci prendiamo cura, e ci sentiamo coinvolti solo quando vogliamo conoscere (le madri insegnano).
La tenerezza è più di un moto psicologico, di un sentimento. Il concentraci sul sentimento genera il sentimentalismo e il sentimentalismo è il prodotto di una soggettività mal integrata. È il soggetto che si ripiega su se stesso e celebra le sue sensazioni. Al contrario la tenerezza irrompe quando il soggetto si decentra da se stesso, va incontro all’altro, sente l’altro in quanto altro, partecipa della sua esistenza, si lascia toccare dalla sua storia di vita.
L’altro circoscrive il soggetto. Questo si sofferma nell’altro non per le sensazioni che gli produce, ma per prendersi cura della sua differenza per valorizzare la sua vita e la sua lotta.

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