Fotografie: Comunità di San Benedetto al Porto.
Testo di Fabio Scaltritti.
Pubblichiamo un approfondimento legato all’intervista “Comunità di San Benedetto al Porto: tra resistenza e utopia concreta”, pubblicata all’interno del progetto Commoning. In quel dialogo con Fabio Scaltritti, procuratore speciale della Comunità di San Benedetto al Porto e responsabile della Casa di Quartiere di Alessandria, emergevano con forza alcuni tratti centrali del lavoro della Comunità: l’accoglienza, il diritto all’abitare, il lavoro di prossimità e, in modo particolare, la costruzione di reti territoriali e il rapporto con le istituzioni.
Fondata a Genova nel 1970 da Don Andrea Gallo, la Comunità di San Benedetto al Porto è una delle esperienze più significative del panorama italiano nel campo dell’intervento sociale e comunitario. Nel corso dei decenni ha attraversato le trasformazioni della marginalità urbana, sviluppando pratiche di accoglienza, accompagnamento e inclusione capaci di tenere insieme dimensione umana, visione politica e radicamento territoriale.
Il testo che segue, scritto da Fabio Scaltritti, aiuta a comprendere più da vicino il metodo di lavoro della Comunità, a partire dall’esperienza delle Unità di Strada nel Comune di Alessandria e dalla costruzione di una rete territoriale attorno alle persone più fragili. La vicenda risale al 2020, nel pieno dell’emergenza pandemica, e mostra in modo concreto come la Comunità operi sul campo nelle situazioni complesse: costruendo alleanze, attivando risorse cittadine, collaborando con i servizi e affrontando l’urgenza senza mai separarla dalla relazione.
Per leggere l’intervista: “Comunità di San Benedetto al Porto: tra resistenza e utopia concreta”.
Le Tende degli Orti.
Come Comunità San Benedetto monitoriamo ad Alessandria le Tende degli Orti dallo scorso maggio 2020, sotto il coordinamento del Comune e dell’ASL di Alessandria.
Trentadue posti letto in emergenza, per chi non riesce o non può accedere a dormitori o housing.
Temperature, sintomi, saturazione, primo soccorso, segnalazioni, una bevanda, quattro chiacchiere e assistenza sociale nei casi in cui serve.
Relazioni continuative, legami nel tempo e riconoscimento reciproco ci permettono di costruire alleanze, strategie e supporto diffuso.

L’incontro con Ernest.
Il 25 dicembre, come spesso accade, incontriamo in strada un nuovo e insolito ospite: un signore belga di 70 anni, in apparente stato confusionale. Parla solo francese e, nel primo colloquio, facciamo fatica a raccogliere la sua storia.
Non sembra vivere in strada e non vuole assolutamente che chiamiamo un’ambulanza; dall’ospedale è stato dimesso il mattino stesso, ha ancora il braccialetto del triage. Ci diamo appuntamento al giorno dopo.
La sera stessa, alle 22.00, la Questura ci segnala la presenza in città di una persona senza dimora, belga, che chiede dove andare a dormire. Lo raggiungiamo insieme alla pattuglia e lo prendiamo con noi, accompagnandolo alle Tende degli Orti, unico luogo cittadino ad accesso immediato e con posti liberi, seppure solo parzialmente riscaldato.
Il giorno dopo torniamo alle Tende e incontriamo di nuovo Ernest, nome di fantasia: lui si chiama Eugène Alsteen. Ha un abbigliamento e condizioni del tutto non idonei per vivere in strada. Ci racconta di aver perso documenti e tutto il resto, di arrivare dal Belgio, da Waterloo, e di avere l’auto rotta e ferma da qualche parte, forse a Milano.
Lo rivestiamo per l’inverno e cerchiamo di capire la sua storia, confusa e illogica. Capiamo solo che arriva dal Belgio, ha perso tutto e ha l’auto guasta.
I primi pezzi del puzzle.
Chiamo la Polizia Stradale di Alessandria: appena accenno a lui, l’agente al telefono inquadra subito la storia e ci invita a chiamare la Questura e il personale che è al corrente di tutto. L’ispettore di PS Russo non solo ci risponde, ma ci aiuta a raccogliere e mettere insieme molti pezzi: è il primo vero salto di qualità nella presa in carico di questa situazione. Senza di loro non saremmo andati lontano.
Il signore belga è stato trovato a metà dicembre, con il suo cane, in un’auto ferma sull’autostrada per un guasto. Il cane finisce tra le cure degli amici di ATA Cascina Rosa e l’auto viene portata in deposito e custodia da Lombarduzzi.
Sempre il 26 dicembre mi contatta l’Ambasciata belga, che mi comunica che c’è un mandato di ricerca europeo per il signore, segnalato come scomparso da casa a fine novembre. Ci chiede di occuparcene come rete locale e di tenerli costantemente aggiornati. Ci dà poi i contatti dei familiari e dei vicini di casa di Ernest, possibili risorse.
Ernest è scappato dal Belgio dopo due mesi di ricovero in clinica. È fragile ed estremamente confuso. Non vuole tornare in Belgio, ma andare in Spagna passando dalla… Romania…
A Waterloo ha casa, due cavalli e amici che farebbero di tutto per aiutarlo, ma lui rifiuta di continuo e si inalbera se loro si offrono di venire a prenderlo.

La neve, il rischio, la decisione.
Nevica e lui è sempre più confuso. A noi le sue condizioni paiono di alto rischio, le temperature scendono sotto lo zero, lui rifiuta l’aiuto dei familiari e dei vicini.
Un ricovero fatto contro la sua volontà? Per salvargli la vita?
Una carissima nostra amica, psicologa e italo-belga, Pascale, interviene e ci sostiene.
Con lei e con il supporto del dottor Bartoletti del Dipartimento dell’ASL di Alessandria decidiamo di proporre un suo urgente trasferimento in appartamento: in tenda, sotto la neve, è troppo pericoloso. Il Comune e il CISSACA condividono la scelta.
Il 28 dicembre lo inseriamo in un gruppo protetto e gestito in un nostro appartamento in città, adiacente alla Casa di Quartiere. Comincia a parlare con l’amica psicologa e a fidarsi: lei abitava in Belgio, a 30 minuti da Waterloo. Lui comincia ad affidarsi, accetta e sembra comprendere le nostre indicazioni e, con il gruppo Emergenza Freddo del Comune, l’ASL AL e il CISSACA, cerchiamo di trovare una soluzione.
Il cane, nel frattempo, è al rifugio Cascina Rosa e sta bene.

Una rete cittadina.
Lombarduzzi Auto, l’officina-deposito, si rivela poi una risorsa importante: non solo custodisce l’auto, ma ci aiuta a ricostruire la storia e a recuperare alcuni documenti e le chiavi di casa dall’auto guasta, non riparabile a breve. Verifica anche il danno e ci orienta nel puzzle che stiamo ricostruendo.
Ernest sta meglio, passa con noi il Capodanno e con l’Ambasciata lavoriamo per un rimpatrio assistito. Lo conosciamo nella quotidianità. Vivendo con lui ci rendiamo conto che la situazione personale e mentale è attualmente troppo compromessa: Ernest non può essere lasciato solo nemmeno un minuto.
Con Caritas organizziamo il tampone per lui e per i due operatori che potrebbero accompagnarlo. L’ambulatorio Nessuno Escluso di Caritas ci aiuta ed effettua i tre tamponi: negativi.
Dopo una profonda valutazione con la dottoressa Pascale, il dottor Bartoletti e i colleghi, scartiamo l’ipotesi aereo: troppo rischiosa.
Ma lui deve tornare in Belgio, e siamo in pieno lockdown e in piena Europa “rossa”, chiusa. Lui ha perso tutti i documenti.
Spieghiamo il tutto all’Ambasciata belga di Roma, che ci aiuta con un incarico scritto per il rimpatrio assistito urgente e con i dati e l’identificazione del suo cittadino. E ci orienta nelle procedure Covid del Belgio.

Il viaggio.
Il 4 gennaio, alle 9, in auto, abbiamo appuntamento da Cascina Rosa, dove i fantastici volontari ci aiutano a recuperare il cane.
Alle 10 Ernest entra in auto con noi e il suo cane, Til, che sembra impazzito dalla gioia. Ma quando partiamo si calma, e così rimane fino all’arrivo, alle 21.00 della sera, a Waterloo.
Dove ci aspettano calorosamente i vicini di casa di Ernest.
Io e Federico ripartiamo dopo quindici minuti, dopo aver scambiato tutte le informazioni necessarie.
Tutto avviene all’aperto, con distanze e mascherine: inutile rischiare.
Missione compiuta.

Il ritorno.
Ci dirigiamo al Mausoleo della battaglia di Waterloo, che dista poche centinaia di metri, e ripartiamo, dormendo in Francia. La sera dopo siamo di nuovo ad Alessandria.
Più di 2.100 km percorsi in 32 ore di viaggio e una sensazione di “cosa ben fatta, giusta”: è questo che ci portiamo addosso al nostro ritorno.
E la consapevolezza che questo risultato è stato il frutto di un lavoro di gruppo, tutto cittadino, tutto alessandrino, che ha visto tutti coinvolti.
Con anche i ringraziamenti dell’Ambasciata del Belgio a Roma, che ha molto apprezzato lo sforzo della Rete Alessandrina, restandone positivamente stupita e colpita.
Comunità San Benedetto al Porto
Sito Internet: https://sanbenedetto.org
Facebook: https://www.facebook.com/ComunitaSanBenedettoAlPorto/?locale=it_IT
Instagram: https://www.instagram.com/sanbenedettoalporto/

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