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Scratch Type. Intervista a Laurent Burte.

Mario Flavio Benini – Chi è Laurent Burte?

Laurent Burte – Vengo da Parigi, ho fatto degli studi di arti grafiche, che consistevano soprattutto in comunicazione visiva ed immagine, e quando si è trattato di prendere il diploma volevo coniugare due cose che amavo molto: musica e tipografia; dunque ho deciso di affrontare l’argomento della scratch-music, cercando di codificarla attraverso un linguaggio scritto basato sulla gestualità. Tutto ciò era legato anche all’universo in cui mi muovevo quando ho iniziato, la street culture, i graffiti, lo skate, e cose del genere; quindi per me è stato facile passare dai tag alla calligrafia, al linguaggio.

MFB – Hai iniziato a lavorare alla Scratch Graphic nel 2003 pubblicato il primo libro “Scratch graphique : Une recherche typographique au plus profond du son. Vol. 1“, nel 2008 è uscito il secondo “Scratch Graphique Vol.2. L’instrument”, che ne definisce un’evoluzione, ci racconti questo passaggio?
LB – Nella prima opera proponevo una specie di alfabeto che costituiva la base del linguaggio attraverso la scrittura; nella seconda presentavo semplicemente le prime parole, i primi combo, come si dice nel gergo della scratch music, ovvero le prime ritmiche di associazioni, di ideogrammi che avevo prodotto attraverso lo scratch grafico.

MFB – Come definiresti questa evoluzione?
LB – L’evoluzione, è passare dall’alfabeto semplice ad alcune parole, ad alcune frasi, più tutte le variazioni, tutte le sfumature che si possono trovare anche nel solfeggio, come le variazioni di volume, di intensità, di rapidità, in modo da poter produrre, dopo un po’ di tempo, dei piccoli pezzi, delle piccole iscrizioni-scuola con le quali un dee-jay che comincia possa esercitarsi per imparare le prime ritmiche dello scratch.

B2-LBurte-Book.qxdMFB – Qual è per te l’influenza più importante?
LB – Non saprei, forse i graffiti, io ho sempre adorato la lettera. Si dice spesso che nei graffiti c’è sempre qualcuno che fa le illustrazioni e i personaggi e qualcun’altro che fa lettere, e io facevo le lettere. Quindi mi è sembrato abbastanza logico passare attraverso la calligrafia per creare qualcosa di gestuale, qualcosa di espressivo e vivace, freestyle.

MFB – In effetti c’è anche una certa parte di freestyle.
LB – Sì, sì, decisamente. Ci sono tutta una serie di circostanze che fanno che a un dato momento un certo soggetto ti capiti sotto gli occhi, e a quel punto ti ci butti senza problemi. Tanto più se incontri le persone che sono in grado di insegnarti quello che ancora non sai sull’argomento, che possono aiutarti a spingerti oltre, all’interno di quel tema. E siamo tutti effettivamente i prodotti della cultura hip-hop, dello scratch hip-hop.

MFB – Ti definiresti più un grafico o più un dee-jay?
LB – Più un grafico, decisamente.

MFB – Ovviamente stavo scherzando. Ma se ti senti più grafico, ci potresti disegnare una partitura?
LB – Si può fare. Adesso?

MB – Certo.
LB – Prendo un pennarello.

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Laurent Burte, dopo il diploma ottenuto nel 2002 al ESAG-Penninghen di Parigi ha fondato, con Jean Hugues Bancaud, lo studio B2, ora LB Graphic Design. Lo studio dell’interazione tra le immagini e i suoni è divenuto nel 2003 un libro dal titolo “Scratch Graphique. Une recherche typographique au plus profond du son” (edito in Francia da PYRAMYD NTCV), una ricerca tipografica nella profondità del suono. Nel 2010 ha realizzato l’identità visiva e cura la direzione artistica del magazine Modzik.
Oggi collabora con alcune riviste di cultura e di moda e insegna graphic design al ESAD, scuola superiore di design a Reims.
Laurent Burte partecipato al SignJam Live, realizzando il workshop “Scratch Graphic“, condotto insieme al dj Mr Ash. Le immagini del workshop sono disponibili su Flickr.
Il suoi web site sono: http://laurentburt.wordpress.com e http://laurentburte.tumblr.com
Il suo Facebook è: https://www.facebook.com/laurent.burte?fref=ts

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