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Todd Hido, paesaggi, interni e il nudo.

 “Per me non è un mistero che possiamo fotografare efficacemente solo ciò a cui siamo realmente interessati o, forse ancora più importante, solo ciò con cui abbiamo a che fare. Spesso inconsciamente”.

Todd Hido, è un fotografo americano che vive a San Francisco. Il suo lavoro si concentra prevalentemente sui paesaggi, sulle abitazioni urbane e suburbane, sui ritratti e sul nudo.
Nel suo lavoro troviamo pezzi di cultura visiva #cinema #letteratura #arte: Raimond Carver, Alfred Hitchcock, David Lynch, Edward Hopper, Stephen Shor, Robert Adams, Walker Evans, Nan Goldin, Emmet Gowin, Larry Sultan, Alfred Stieglitz, Andreas Gursky, Rineke Dijkstra e così via.

Paesaggi. La grandezza del lavoro di Todd Hido è nella capacità di raccontare con lucidità il tremolio e le ambiguità delle periferie americane. Ogni immagine, tiene incredibilmente in bilico un ordine fragile esagerando il bello e la purezza. Ogni scatto nasconde il vuoto, la bruttezza che l’abitudine dello sguardo ci fa vedere nell’omogeneità.
Hido è uno straordinario cronista dell’America suburbana. Stravaccato di notte immerso nell’oscurità delle case, nelle vie extraurbane o vicoli ciechi nebbiosi di un sobborgo. Si muove sui bordi, ai margini interni sfilacciati della civiltà statunitense, rivolgendo la sua macchina fotografica sullo squallore che fa sorridere David Lynch e lascia il resto di noi a contorcersi. Apre l’otturatore della fotocamera per alcuni minuti e, occasionalmente, si accende una sigaretta, mentre l’isolamento desolato e le profonde insicurezze delle famiglie homeleak si imprimono sulla pellicola.

Donne. Per lo più giovani, per lo più magre, per lo più nude. Per lo più sedute sui bordi di letti di motel, arruffate con sguardi inespressivi dipinti sui loro volti.
Illuminate da una sorgente di luce quasi sempre identica: una luce naturale netta che attraversa una finestra senza ostacoli. Come in Hopper, talvolta la finestra è visibile, talvolta va oltre quegli istanti congelati in un tempo senza tempo. Anche in quei pochi scatti dove possiamo vedere distintamente un’apertura, la luce scorre in un tutto troppo luminoso, che sembra suggerirci che il mondo esterno, in tutta la sua complessità è semplicemente troppo, troppo in rapporto al qui, troppo per un uomo fuori campo e una donna nuda appollaiata sul bordo di un letto di un motel economico. Immagini immobili, riflesse in uno specchio che le riflette ma impedisce loro di vedersi. Donne belle, anzi bellissime, ma di una bellezza enigmatica, che si tinge di malinconia. Sentiamo che forse qualcosa sta per rivelarsi.
Basterà aspettare. Basterà sederci di fronte a loro e guardarle.

Aperture Foundation, nella collana The Photography Workshop Series ha pubblicato una bella monografia di Todd Hido in cui vengono esplorati paesaggi, interni, fotografia di nudo. Attraverso le parole e fotografie, viene rivelato uno spaccato del suo luogo di lavoro e vengono discusse una vasta gamma di questioni creative.
Maggiori informazioni sul libro: http://bit.ly/1yhecqK
I suoi siti internet sono:
http://toddhido.tumblr.com/
http://www.toddhido.com/
Per conoscere meglio il suo lavoro, consiglio di leggere queste tre interviste. La prima è di Daniel Augschoell e Anya Jasbar, pubblicata su Ahorn Magazine: http://bit.ly/1CChmVj. La seconda è di Emily Farache del 2013, pubblicata su The Paris Review: http://bit.ly/1Bndydt. La terza, realizzata tra il 2001 e il 2012  è una video intervista registrata per lo spazio espositivo di San Francisco, Pier 24 Photography: http://vimeo.com/63255070

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