ma l'amor mio non muore

Una politica, etico-estetica.

Sopra. Milano 2013. La studentessa Nina De Chiffre bacia il casco di un poliziotto durante una manifestazione NoTAV. Foto Marco Bertorello.

Una riflessione sull’affettività è fondamentale per comprendere il potere, anche quello statale, rispetto a concetti come l’ideologia. La legittimazione del potere statale non passa più attraverso la ragione di stato e la corretta applicazione delle decisioni. Passa attraverso canali affettivi. Per fare un esempio, il presidente degli Stati Uniti può schierare le truppe all’estero per far sentire meglio e più sicuri i suoi cittadini, non a causa di argomentazioni ben costruite che convincano la popolazione che il suo è un uso giustificato della forza.

Ne consegue che non esiste più una giustificazione politica all’interno della struttura morale dello stato sovrano, ma solo una mediazione attraverso meccanismi di controllo (come i mass media e internet) in grado di modulare la dimensione affettiva. I media non producono più informazioni o analisi, ma modulazioni dell’affettività, spunti affettivi spesso provenienti dalla strada (come storie spaventose di terroristi dietro l’angolo, o storie strappalacrime di cittadini indifesi), seguite da un’amplificazione grazie alla loro diffusione virale pensata per creare dei circoli viziosi attraverso i feedback che forniamo.
Le preoccupazioni si insinuano nelle nostre vite a un livello talmente basilare e abitudinario che ci rendiamo appena conto di come cambia la nostra quotidianità: ad esempio la paura ci fa ridurre “istintivamente” gli spostamenti e i contatti, isolandoci dietro la rassicurante luce di uno schermo.

Toronto 2010. Due attivisti si fermano a baciarsi davanti al cordone della polizia. AP/LaPresse.

Toronto 2010. Due attivisti si fermano a baciarsi davanti al cordone della polizia. AP/LaPresse.

Si crea un limite a livello affettivo e tale limitazioni viene espressa a livello emotivo. Ma così come i media contribuiscono a creare queste limitazioni affettive, in un certo senso, essi ci aiutano anche a superale. Infatti non possono diventare eccessive se no l’economia si bloccherebbe. Acquistare diventa un’atto patriottico, d’orgoglio (va ricordato l’invito di Silvio Berlusconi al vertice Asem di Copenaghen del 2002: “Italiani, state sereni, tanto i vostri stipendi non diminuiscono. Al massimo, guadagnate come l’anno scorso. Continuate a spendere e non risparmiate”).
Un’azione politica alternativa non deve combattere l’idea che il potere sia diventato affettivo, ma deve piuttosto imparare a funzionare a quello stesso livello. Si tratta di qualcosa che esige, un approccio performativo, estetico della politica. Per un gruppo di persone bisognose, ad esempio, sarà impossibile comunicare in modo adeguato le proprie necessità e i propri desideri attraverso i mass media. Non succede e basta. Nemmeno comunità più ampie come il movimento no-global, riescono a farlo. Il messaggio non passa, dal momento che i mass media hanno smesso di funzionare (o forse non hanno mai funzionato) attraverso il pensiero razionale. Purtroppo questo genere di intervento performativo è spesso di tipo violento (forse perché è quello che sortisce i propri effetti con maggiore velocità ed efficacia). Se a Seattle i manifestanti non avessero rotto le vetrine, o capovolto delle macchine, la maggior parte di noi non avrebbe mai sentito parlare del movimento no-global (la stessa cosa si può dire per il movimento NoTAV e per le dichiarazioni dello scrittore Erri De Luca rinviato a giudizio proprio per le sue parole a sostegno del movimento). Quegli scoppi di rabbia furono d’aiuto nel creare reti di persone indignate per la disuguaglianza prodotta dai meccanismi perversi della globalizzazione.

Roma 2010. Due giovani si baciano durante gli scontri avvenuti il 14 dicembre per le strade del centro di Roma. ANSA

Roma 2010. Due giovani si baciano durante gli scontri avvenuti il 14 dicembre per le strade del centro di Roma. ANSA

Fu come se tutto venisse gettato in aria per un attimo e le persone, dopo lo shock, ricadessero a terra in un’ordine diverso, mettendole in relazione tra loro in modi del tutto inediti.

Si tratta fondamentalmente di azioni teatrali, spettacolari, performative, dal momento che non fanno molto altro, all’infuori dell’attirare l’attenzione — e causare sofferenze nel processo di cambiamento, che è poi il motivo per cui sono nella maggior parte dei casi controproducenti. Operano anche loro amplificando la paura e convertendola in orgoglio di gruppo o risolutezza. Risolutezza per i membri del gruppo, paura per chiunque altro. Sono le tematiche dell’identità e dell’immigrazione, della perdita di sovranità nazionale che stanno portando il Partito della Libertà Austriaco (FPÖ) al 30/35% dei consensi o hanno fatto vincere le elezioni in Ucraina a Petro Oleksiyovych Poroshenko (l’intera campagna elettorale si è svolta in un’atmosfera d’intimidazione degli avversari politici da parte varie milizie paramilitari di teppisti nazisti). Così come sono stati i terroristi dell’11 settembre a fare di Bush un presidente. Bin Laden e Bush sono stati “partner affettivi”, come lo furono Bush padre e Saddam Hussein, o Regan e i leader sovietici. Tutto succede tra queste opposte personificazioni dell’affettività senza lasciare spazio ad altri tipi di azione.
Dal mio punto di vista, l’interrogativo politico è quali possono essere dei modi per praticare la politica che tengano conto del modo in cui agisce il potere oggi, senza affidarsi alla violenza e all’inasprimento delle divisioni identitarie che questo percorso porta inevitabilmente con se. Serve una politica “estetica”, che ha il compito di espandere il potenziale affettivo (che è poi ciò di cui si è sempre occupata l’estetica). Dobbiamo immaginarci una politica, etico-estetica.

“Una politica etico-estetica” fa parte del progetto “Ma l’amor mio non muore. Possiamo trasformare la speranza in una politica rivoluzionaria?”, pubblicato su queste pagine e in forma più completa su Medium.

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