ma l'amor mio non muore

If only we’re brave enough to see it. If only we’re brave enough to be it.

That even as we grieved, we grew. That even as we hurt, we hoped, that even as we tired. We tried, that will forever be tied together victorious. Not because we will never again know defeat, but because we will never again sow division. Scripture tells us to envision that everyone shall sit under their own vine and fig tree, and no one shall make them afraid. If we’re to live up to our own time, then victory won’t lie in the blade. But in all the bridges we’ve made. That is the promise promise to glade, the hill we climb. If only we dare it.

Amanda Gorman, Inauguration Day, Washington 20 gennaio 2021.

Dare un volto alla minaccia. Dopo l’11 settembre, il linguaggio usato quando si parla di terrorismo è diventato virale. Il paragone tra terrorista e virus è abituale. Entrambi hanno colpiscono in modo inaspettato, irrompono improvvisamente sotto la soglia della nostra percezione, attaccano con una implacabilità disumana, con una capacità di morte diffusa, con una precisione letale. La soglia di percezione del pericolo è spesso considerata coincidente con i confini nazionali. Il terrorista è il nemico “senza volto”, è “l’altro”, è l’RNA canaglia nascosto in un innocuo pagolino, in attesa di esplodere nella carne umana.

Nel maggio 2002, nel Midwest degli Stati Uniti, le cassette postali iniziarono a esplodere: 18 pipe bombs improvvisate, dal Texas centrale all’Illinois settentrionale. Gli attacchi sembravano disegnare uno schema incendiario, punto per punto. Poteva essere considerato un messaggio dei nemici della nazione? Un preludio a un attacco più ampio? Ne seguirono il panico e una caccia all’uomo multi-stato. Quando Luke Helder, è stato arrestato prima che il suo piano fosse completato, ha spiegato che aveva progettato 24 esplosioni. Aveva calcolato che doveva realizzarne altre sei per disegnare una faccina sorridente (uno smile) nel cuore dell’America.

Il sorriso di schegge di “The Smiley Face Bomber” era come la smorfia agghiacciante del personaggio del film Jack-in-box.

Sorpresa! Hai incontrato il nemico, e questo sei tu.

Sui diversi regimi di paura. All’inizio degli anni 2000 lo Smiley Face Bomber spediva pipe-bombs, noi oggi inviamo emoticon. Condividiamo una viralità algoritmica 0-1, fatta di troll contagiosi, propaganda, teorie cospirazioniste, fake news e tweet populisti.
IED – Improvised Explosive Device spammati nelle mailbox virtuali per far saltare in aria lo spazio sociale.
La necessità di dare una faccia al “nemico senza volto” non è scomparsa, ma si è totalmente dissolta ogni forma di ironia. La faccina accigliata è l’emblema del nostro tempo.

Con il suo viso corrucciato, l’emoticon umano Donald Trump, ha fatto tentativi intermittenti per dare un volto preferibilmente non bianco) alla crisi. Ha esaltato il ruolo immaginario del suo muro xenofobo nel confine meridionale degli Stati Uniti nel rallentare l’immigrazione. Ha insistito nel chiamare “China Virus” o “Kung Flou” il COVID-19 suggerendo con un efficace un détournement comunicativo una diversa denominazione geografica (anche se gli Stati Uniti sono sempre stati uno degli epicentri mondiali della pandemia). Trump ha proposto di mettere in quarantena le “élite” Newyorkesi separandole dal resto del paese. Ha persino lanciato l’idea di inviare i 1000 militari al confine settentrionale del Canada per proteggere la nazione dal pericolo, pressoché inesistente, di un ingresso di orde di immigrati contagiosi.
Ha detto “I view the invisible enemy [coronavirus] as a war“, ma cos’è una guerra senza truppe? Truppe che brandiscono tamponi molecolari invece che armi militari non rappresentano di certo un dramma sufficiente.

Come scrive Rocco Ronchi in “Metafisica del populismo” in questi anni l’errore è stato “liquidare il populismo come mero non-pensiero, ripetendo il ritornello della “pancia” contrapposta alla “ragione critica””, sottovalutandone la potenza, e impedendo di dotarsi delle armi necessarie per combattere quello che lui definisce l’anarca-populista.
Scrive Ronchi:

“Il populismo si radica nel terreno della moderna metafisica della libertà. La libertà è una sua parola d’ordine. Essa risuona nel suo appello alla sovranità e all’autonomia (“padroni in casa propria!” o “America First”). Da questo punto di vista è fenomeno squisitamente “moderno”. La modernità è stata segnata in modo inequivocabile dalla rivendicazione della autonomia del soggetto contro l’eteronomia (la verità di fede, la verità dogmatica)”.

La rivendicazione di una libertà che paradossalmente va contro la fede moderna nella scienza, contro la libertà per la verità, per la necessità riconosciuta come necessità (2 + 2 fa 4, ci piaccia o meno), ma che diventa libertà del volere che si pone al cuore dell’uomo. Una libertà, scrive Ronchi per cui 2 + 2 può fare 5, in quanto: “l’errore non può non darsi perché la sua presenza testimonia della libertà infinita del soggetto come soggetto del volere. L’errore è il garante della libertà”.
La modernità a forza di sospettare della verità ha fatto si che a dominare la scena sia l’insorgere contro ogni verità.
Il grande teorico liberale Isaiah Berlin (che certo non può essere ascritto all’anarco-capitalismo) lo ha dovuto francamente riconoscere. A fondare il diritto assoluto di una convinzione, scrive, è il solo fatto di essere una mia convinzione. La sua verità o fondatezza è del tutto inessenziale.

“L’essenza della libertà è sempre consistita nella capacità di scegliere come si vuole scegliere e perché così si vuole, (…) di schierarti per le tue convinzioni per il solo fatto che sono tue. La vera libertà è questa, e senza di essa non c’è mai libertà, di nessun genere, e nemmeno l’illusione di averla”. E ancora: “L’essenza della libertà sta nel diritto di opporsi di difendere le nostre convinzioni solo perché sono le nostre convinzioni”.

Infatti durante tutta la sua Presidenza la risposta più coerente di Trump, (ma anche dei populisti europei) è stata di fare da megafono alla macchina della destra più oltranzista produttrice di reti di false-verità. Come ha scritto Paul Krugman sul New York Times, Trump, sostenuto da Fox News, utilizzando un cavallo di battaglia della destra repubblicana, ha trasferito il modello già sperimentato sul negazionismo climatico al Coronavirus. Un modo per dare un volto alla pandemia, un volto “liberale”. La vera minaccia che si anniderebbe sotto il COVID-19 è quella della bomba terroristica del socialismo invisibile.

Trump nel discorso fatto al Mount Rushmore ha detto:

“In our schools, our newsrooms, even our corporate boardrooms, there is a new far-left fascism that demands absolute allegiance. If you do not speak its language, perform its rituals, recite its mantras, and follow its commandments, then you will be censored, banished, blacklisted, persecuted, and punished. It’s not going to happen to us”.

La nazione si sta spaventando a morte, quindi tornerà di corsa gridando al “Big government”. E anche se il virus è un killer, “We cannot let the cure be worse than the problem itself”. L’economia di libero mercato deve essere salvata a tutti i costi. Dobbiamo solo aspettare che il virus passi. I più vulnerabili dovrebbero essere bravi soldati e prepararsi al sacrificio di sé per salvare il paese da una minaccia che è peggiore della morte: un’economia malata. I vecchi, gli immunodepressi, i senzatetto, e tutti coloro che cadono in fondo alla lista dei triage (i disabili, le persone con autismo, i Down, i malati di demenza, i poveri) saranno gli eroi non celebrati della nazione. Non serve approfondire quanto questo assomigli all’eugenetica nazista…

Questa duplice strategia auto-contraddittoria, (che definirei come Gregory Bateson una comunicazione paradossale schizofrenica, o come la descrive la filosofa Noelle McAfee, un’idealità schizo-paranoide), che contemporaneamente drammatizza e minimizza la situazione e che divide il mondo in buoni e cattivi, ha comunque permesso a Trump di ottenere elevati livelli di approvazione (secondo i sondaggi Gallup nel 2020 al 49% con una media del 41% nel corso dei suoi anni di Presidenza). Da ciò possiamo dedurre che i discorsi di Trump non sono stati percepiti come un’auto-contraddizione, ma come un accoppiamento operativo tra due diversi modi di proiettare la minaccia su un volto al fine di spostare la percezione del pericolo.
La personificazione proiettiva del pericolo (i socialisti alle porte, gli immigrati…) e la sussunzione della vita stessa all’economia vanno di pari passo.

Dopo l’11 settembre il modo di unire terrorismo e virus è cambiato, si è disumanizzato. Prima, il nemico “non riconoscibile”, “asimmetrico” era dominante e avevamo bisogno di un clown esplosivo per ricordarci che la paura doveva avere un volto. Ora, il paradigma dominante è il nemico identificato, bloccato in una simmetria speculare di un faccia a faccia fin troppo umano polarizzato dall’odio.

Immagina il pericolo come l’altra tua metà. Quando il tasso di approvazione di Trump ha sfiorato il 50%, abbiamo incontrato il nemico – ed è l’altra metà di noi. Una guerra asimmetrica, stroboscopica, con qualcosa di simile ad una diffusa guerra civile di cui abbiamo visto le prove a ottobre negli Stati Uniti con lo sventato tentativo di rapimento della governatrice del Michigan Gretchen Whitmer da parte di milizie armate e che è culminato, dopo l’elezione a Presidente di John Biden, con l’attacco del 6 gennaio 2021 a Capitol Hill.

E che dire dell’altra metà? Quelli che non “personificano” o “economizzano” ogni aspetto della vita sociale ma che si sentono schiaffeggiati e assediati. Quelli che controllano ossessivamente i feed delle news nel tentativo senza fine di prendere la temperatura di una crisi che schizza fuori il termometro. Acutamente consapevoli della mancanza di umanità del virus e della sua indifferenza all’evento che ha generato. Piegati sotto il peso della difficoltà di trovare una strada per riprendersi?
Anche se non è “personificante”, tutto questo è intensamente “individualizzante”, e l’individualizzazione non forse è alla base di quella stessa economia neoliberista a cui ci viene chiesto di sacrificare le nostre vite?

Due regimi di paura: uno proiettivo-aggressivo e uno immunitario-difensivo uniti nell’agonia neoliberista.
È forse questo il vero virus con cui abbiamo a che fare?

Prenditi cura dell’evento. È un luogo comune affermare che, dal punto di vista etico e politico l’evento è un invito che ci viene direttamente rivolto ad essere degni di quello che ci accade non lasciandosi governare dal risentimento o dalle passioni tristi, anche quando gli avvenimenti sono perturbanti, tragici o dolorosi.
L’evento è la dimensione di un incontro che permette la mutazione delle modalità d’esistenza davanti al quale si può anche scegliere di non scegliere (come Bartleby nel libro di Herman Melville) ponendosi fuori da alternative che ci sembrano davvero insopportabili per trasformarci in un esempio di resistenza.

Gilles Deleuze, Felix Guattari, in “Che cos’è la filosofia” scrivono:

“La vergogna di essere uomo non la proviamo soltanto nelle situazioni descritte da Primo Levi, ma anche in condizioni insignificanti, di fronte alla bassezza e alla volgarità dell’esistenza che pervadono le democrazie, di fronte alla propagazione di questi modi di esistenza e di pensiero-per-il-mercato, di fronte ai valori, agli ideali e alle opinioni della nostra epoca” .

La personificazione e l’individualizzazione non sono uguali a un evento che dimostra con tanta forza la nostra interdipendenza. Deleuze direbbe sono solo dei clìchés. La logica dei clìchés rappresenta per Deleuze una radicale restrizione del possibile, che pervade ogni singolo aspetto della quotidianità, svuotando quest’ultima di ogni elemento utile alla trasformazione dello status quo. In questa fuga dai clichés risiede quindi il carattere rivoluzionario, “militante” che va individuato.

Non c’è niente come chiudere un’economia per farci capire quanto strettamente le nostre vite siano intrecciate in una rete di mutualità. Mai prima d’ora il negozio di alimentari del quartiere o un corriere si sono sentiti così parte integrante dell’esistenza sociale. L’origine stessa del virus è legata a una rete ecologica: una via di trasmissione multispecie le cui condizioni di trasmissione sono state preparate dalla distruzione dell’habitat e dal riscaldamento globale. Non ci vuole solo un villaggio, ci vuole un pianeta in cui ci si prende reciprocamente cura l’uno dell’altro in armonia con la cura del pianeta. Ci vuole un abbraccio del nostro legame, del nostro intreccio, dell’uno con l’altro in un mondo umano, anzi in un modo più che umano.

Invece di trasferire il negazionismo dal clima al COVID-19, c’è la possibilità di trasferire lo slancio collettivo sul quale si è fondato il movimento per il clima, dalla mutualità reciproca e alle celebrazioni della vita in questa crisi, guardando già oltre per continuare la lotta. Ciò include intraprendere passi immediati verso un tipo di economia che non ci chiederebbe mai di sdraiarci in una terapia intensiva e di morire.
“Post-capitalismo!”: questo è quello che andava e va cantato dai balconi. Ad alta voce.
Quando parlo di Post-capitalismo non intendo la sua rappresentazione socialdemocratica, un tentativo di creare una sorta di capitalismo dal volto umano, (in ogni caso senz’altro meglio delle attuali alternative liberiste) una strada che abbiamo già visto che non ci ha portato molto lontano.

Intreccio reciproco. Questa volta proviamo qualcosa di transindividuale (nel senso dato da Bernard Stiegler che riprende questo concetto da Gilbert Simondon). Immaginiamoci un mondo più che umano: un mondo multispecie.
Questo può essere un regalo che dedichiamo ai futuri Patriot Party di Trump, ai Putin, agli Orban, ai Salvini e a tutti i loro soci attuali e futuri: qualcosa su cui potrebbero dire di aver ragione.

Post-capitalismo. Ad alta voce!


Fonti.
Nature, “Animal source of the coronavirus continues to elude scientists”, 18 marzo 2020.
CNN.com, “Mailbox bomb letter text“, 7 maggio 2002.
The New York Times, “Pipe Bombs at Mailboxes Injure Five in the Midwest“, 4 maggio 2002.
ABC News, “Helder Said to Be Mapping Smiley Face“, 7 gennaio 2006.
BBC News. “Trump wall: How much has he actually built?“, 31 ottobre 2020.
The Washington Post, “Trump’s ‘Chinese virus’ slur makes some people blame Chinese Americans. But others blame Trump“, 16 settembre 2020.
The Washington Post, “As U.S. coronavirus death toll surpasses 2,000, CDC issues travel advisory for hard-hit New York tri-state region” 29 marzo, 2020.
CBC, Canada “Strongly opposed’ to U.S. stationing troops near shared border“, 26 marzo 2020.
BBC, “Trump says coronavirus worse ‘attack’ than Pearl Harbor“, 7 maggio 2020.
Doppiozero, “Metafisica del populismo“, Rocco Ronchi.
The New York Times, “Trump Tells Coronavirus, ‘I Surrender’”, Paul Krugman, 26 ottobre 2020.
The Atlantic, “All the President’s Lies About the Coronavirus“, 2 novembre 2020.
FP – Foreign Policy, “Trump’s Mount Rushmore Speech Is the Closest He’s Come to Fascism“, 8 luglio 2020.
Julia Kristeva Blog, “Trump and the Paranoid-Schizoid Politics of Ideality“, Noëlle McAfee.
Gallup, “Last Trump Job Approval 34%; Average Is Record-Low 41%” 18 gennaio 2021.
The New York Times, “What We Know About the Alleged Plot to Kidnap Michigan’s Governor“, 9 ottobre 2020.
The New York Times, “Inside a Deadly Siege: How a String of Failures Led to a Dark Day at the Capitol“, 10 gennaio 2021.
Che cos’è la filosofia? “, Gilles Deleuze, Félix Guattari, Einaudi 2002.
The Wall Street Journal, “Trump Has Discussed Starting a New Political Party“, 19 gennaio 2021

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