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Fats Shariff: il mio viaggio attraverso quello che noi oggi conosciamo come streetwear.

1984-1990 (18anni-24anni). Sviluppo e uso.
C’era una marea di stili e sub culture con la quale ci si poteva identificare, oppure no. Ma lo streetwear, allora conosciuto appena come Skatewear, era poca cosa paragonata ad oggi. Le origini risiedevano nella West Coast, e dico West Coast perché lì ho visto per la prima volta gli inizi dello Streetwear.
Il fenomeno è andato ingigantendosi con il passare degli anni. A metà degli anni ’80 le prime etichette di Skate hanno aperto le porte ai consumatori, e la loro domanda ha portato all’esigenza, e se si vuole alla nascita, delle etichette di Streetwear, le cui radici affondavano decisamente nella cultura dello skate e nella sua energia anti-istituzionale. Stussy è stato il primo vero marchio Streetwear ed ha cambiato completamente le regole del gioco. Poi il mondo sempre più crescente dell’Hip Hop e la nascita dello stile B- Boy hanno modificato di nuovo le dinamiche e hanno determinato una nuova simbiosi nell’evoluzione dello Streetwear.

Fatsarazzi

1991-1995 (25anni-29anni). La terra del sol levante.
Molti marchi sono nati, altri hanno chiuso, le cose prendevano forma e c’erano un bel po’ di soldi da fare. L’incremento economico ha fatto in modo che la scena si sviluppasse. Ancora una volta Stussy è stato il primo a creare un legame con il Giappone. Basti vedere cosa stava accadendo e come il mercato giapponese aveva guardato, imparato e creato. E quello che ha creato ha portato lo Streetwear a fare un ulteriore passo avanti. Hanno preso tutto ciò che già c’era e lo hanno reso più attraente, più cool… più desiderabile. Hanno introdotto giochi e gadget nel settore. Ci hanno anche insegnato che collaborare con altri marchi su specifici progetti, era produttivo e vantaggioso per entrambi. Avevano la ricetta giusta per fare in modo che il consumatore volesse tutto e sempre di più. Questo è stato il periodo in cui tutti i “Big Guns” (i grandi marchi) si sono fatti un nome, e la fama e l’apprezzamento che il Giappone gli ha dato li ha condotti al livello successivo.

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1996-2000 (30anni-34anni). Il business dello Streetwear.
La formula magica era stata scritta e molti marchi sono stati fondati. Lo Streetwear è diventato un business e in tutto il mondo iniziò l’emulazione di questo stile sotto altri nomi. In nessun luogo più che in Europa, si sentì che era giunto il momento di creare un proprio stile. Purtroppo la maggior parte di quelli che uscirono erano copie dei marchi esistenti, anche se ce ne sono stati alcuni che si sono fatti notare ed hanno guadagnato rispetto. Allora come oggi, c’erano un sacco di soldi in ballo e spesso la corsa al profitto ha fatto perdere di vista la cura del design. Ma c’è di buono che in questi anni lo Streerwear è stato riconosciuto come cultura e, così come nella maggior parte delle culture, presto sono emerse le sub culture, le divisioni e le varie categorie.

Fatsarazzi

2001- Oggi (35anni-41anni). Assomiglia ad un blog ma a modo tuo.
E lo voglio dire nel migliore dei modi. Internet e i blog/e-zines personali, comunque si vogliano chiamare, sono come droghe ed il consumatore di oggi è il tossico. Ma in questo caso non esiste un giusto o sbagliato. Oggi ci si può viziare di Streetwear oltre ogni immaginazione. Grazie al termine “Edizione Limitata”, le persone adesso hanno l’opportunità di creare da sè i propri oggetti personali, per esempio le NIKE ID. Così ora se un marchio di scarpe non ha il prodotto sufficientemente esclusivo per te, puoi creare tu stesso la scarpa che desideri. Quel senso di individualità rafforza l’ego e ti fa dire “Check ME out”. Devo alzare la mano e dichiararmi colpevole per questo, così come molti altri, e questo non è un peccato ma solo la regola del gioco: la necessità di sentirsi diversi dagli altri. Tutto questo dovrebbe essere inteso come una filosofia di vita: consumare l’informazione, accrescere la conoscenza e trovare la propria strada. Sono contento di dire che ci sono ancora molte persone che fanno questo piuttosto che seguire alla lettera le pagine di Slamxhype, Hypebeast o High Snobiety, per nominarne alcune.

L’autore di questo testo, Fats Shariff, in arte Fatsarazzi, è nato e cresciuto a Londra e ha alle spalle oltre 20 anni d’esperienza nello streetwear, nel campo della produzione creativa e come consulente di design. Ha lavorato per importanti brand quali Gimme5, GoodEnoughUk, A Bathing Ape, Silas, Vans & Maharishi, per nominarne alcuni. Negli ultimi 5 anni si è dedicato prevalentemente all’attività di fotografo. Fats Shariff è stato ospite di SignJam 08 per un workshop “Streetwear. Incursion into this Street Culture” condotto da Steven Vogel.
Il suo web site è: http://www.fatsarazzi.co.uk
Il suo Facebook è: https://www.facebook.com/fats.shariff/about

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