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“20,000 Days On Earth”: un giorno nella vita di Nick Cave.

“Quali sono i suoi primi ricordi di lui?”
“Di mio padre?”
“Ricordo che un giorno mi prese da parte, per leggermi il primo capitolo di “Lolita””.
“E perché?”
“Perché disse che in quel capitolo, avrei trovato la grande scrittura a tanti livelli diversi. E mi spiegò cosa fosse un’allitterazione, lesse ad alta voce e mi disse: “Vedi cosa succede qui?”.
Fu un gesto molto potente quello che fece, perché, lo vidi, lo vidi trasformarsi, era diverso cambiava leggendo quel libro”.
“Cosa diventava?”
“Qualcosa di grande”.
[…]
“E ricorda anche qualcos’altro?”
“Le cose interessanti che mi piacevano da ragazzo”.
“Del tipo?”
“Baciare le ragazze, buttarmi dal ponte della ferrovia che passava sul fiume. Appoggiavamo l’orecchio al binario e ascoltavamo il treno arrivare e far vibrare i binari, poi correvamo incontro al treno, lungo ai binari che sono al centro del ponte, quando il treno arrivava, correvamo e ci buttavamo giù dal ponte, nel fiume. Questo tipo di cose spericolate hanno segnato gran parte della mia infanzia e questo mi manca molto. E mi manca il fatto che i miei figli non abbiano potuto sperimentarle.
“E che cosa le fa più paura?”
“La mia più grande paura credo che sia perdere la memoria. A volte mi preoccupa pensare di non poter più fare quello che faccio e non raggiungere una situazione che mi soddisfi”.
“In che senso?”
“Perché la memoria è quello che siamo e credo che la propria anima e il motivo stesso di essere in vita siano legati alla memoria. Credo che per molto tempo, io abbia costruito una sorta di mondo con le ballate che ho scritto e questo mondo si basa su quei preziosi ricordi originali che definiscono la nostra vita e che ci ritroviamo a seguire per sempre”.
“Quali ricordi pensa di inseguire?”
“Esattamente quelli di cui abbiamo parlato, i primi ricordi dell’infanzia. Quei momenti in cui i meccanismi del cuore cambiano davvero. Come per esempio quando si scoprono certe opere d’arte, potrebbe essere un’esperienza traumatica e potrebbe essere un attimo, il frammento di un momento. Per me, il processo di scrittura di una canzone è la rinarrazione è la mitizzazione di queste storie. Perdere la facoltà di ricordare è un enorme trauma nell’ambito di quel mondo”.

Nick Cave, seduto su una poltrona di legno scuro con uno schienale giallo ocra, è al centro di una grande stanza arredata in stile georgiano, illuminata con luci tenui e calde. C’è il parquet per terra, un grande tappeto circolare con disegni geometrici rossi e molto legno un po’ ovunque. Alle pareti ci sono stampe, fotografie, alcune illustrazioni, pochi oggetti, libri ovunque. Parla lentamente, sottolineando il racconto con l’intonazione della voce e precisi movimenti del corpo. Darian Leader, noto psicoanalista lacaniano di Londra, lo ascolta, annuisce, lo asseconda, si vede che nutre rispetto per Cave. Leader sembra “togliere gli ormeggi” alle parole del cantante, cerca di far emergere immagini, connessioni. Fa domande, ma soprattutto vuole ascoltare. È un frammento del film “20,000 Days On Earth” (Drafthouse Films 2014), una fusione di documentario e di fiction con la regia di Iain Forsyth e Jane Pollard, autori di molti progetti realizzati con musicisti e artisti internazionali.

20,000 Days on Earth” – God & Drugs from Drafthouse Films on Vimeo.

Nel 1998, per il progetto “A Rock ’N’ Roll Suicide”, all’ICA di Londra (Institute of Contemporary Arts) Iain Forsyth e Jane Pollard, hanno ricreato nei minimi dettagli l’ultimo spettacolo di David Bowie nei panni di Ziggy; nel 2005 in “Walking Over Acconci (Redirected Approaches)”, un progetto girato con un solo take e con una telecamera fissa hanno costruito un dialogo con “Walk-Over (Indirect Approaches)”, una performance del 1973 di Vito Acconci; mentre con “Kiss My Nauman” hanno reinterpretato un progetto di Bruce Nauman “Art Make-up” del 1967. Forsyth e Pollard in passato avevano già collaborato con Nick Cave, dal 2008 in poi con la realizzazione di molti video, tra i quali: “Dig, Lazarus,Dig!!!“, “More News From Nowhere“, “Midnight Man“ e per un audiolibro “The Death of Bunny Munro”, pubblicato da Canongate Books nel 2009.

“Alla fine del ventesimo secolo ho smesso di essere umano. Non è necessariamente un male, è solo un fatto. Mi sveglio, scrivo, mangio, scrivo, guardo la tv. Questo è il mio ventimillesimo giorno sulla terra”.

“20,000 Days On Earth” è la ri-creazione immaginaria del 20.000 giorno di vita di Nick Cave, ventiquattro ore ambientate nel primo giorno di registrazione dell’album “Push the Sky Away”. Il film è un’autofiction, un’opera in che sfuma deliberatamente il confine fra invenzione e autobiografia, mescolando elementi veri e verosimili della vita del cantante. “20,000 Days On Earth” è un ritratto intimo e seducente, un trionfo di vanità e candore, una scoperta finzione che distilla momenti di onestà e verità taglienti, ma anche una ‘caccia’ dell’’altro’, delle radici creative che danno la potenza di esistere.
Il film, con una sensibilità portata all’estremo, fa irrompere nella vita di Cave, (che sembra essere il contrario di ogni narrazione possibile), una storia, che è una fata morgana, un angelo sterminatore, una potente allucinazione rivelatrice. Ed ecco allora che l’Io di Cave coglie la palla al balzo, si trasforma nell’unità di misura del caos del mondo, nel suo supremo criterio di verità. Quanto più procede armato di nome e cognome, di dati, di memorie  e di tutti gli indizi capaci di renderlo concreto e riconoscibile (come nella scena in cui Cave supervisiona la scelta di film, scritti, fotografie catalogati da una squadra di archivisti), tanto più, in realtà, abbandona se stesso e gli spettatori, alla più arbitraria delle finzioni: l’illusione suprema di poter navigare nel mare dei fenomeni, di stringere fra le dita il bandolo della matassa, il filo d’oro di un destino. Così “20,000 Days On Earth” diventa un flusso di coscienza che ci parla dello scorrere del tempo, della memoria, della brevità dell’esistenza. Una narrazione dove il  sensazionalismo e la trasgressione sono quasi inesistenti. La dipendenza da eroina del cantante è accennata, ma solo per parlare del rapporto di Cave con cristianesimo, e le esperienze sessuali adolescenziali sono menzionate, ma mai esplicitamente descritte.

20,000 Days On Earth” – Trailer from Drafthouse Films on Vimeo.

“Perlopiù mi sento come un cannibale, come quelli dei fumetti, con grandi labbra e buffi capelli e l’osso che attraversa il naso, sempre alla ricerca di qualcuno da cucinare in pentola. Potete chiedere a mia moglie Susy, lei ve lo dirà. In genere è lei ad essere cucinata. Perché tra noi c’è un accordo, un patto, nel quale ogni momento sacro e segreto che esiste tra marito e moglie, viene cannibalizzato e masticato e sputato dall’altra parte sotto forma di canzone. Gonfiato. Distorto e reso mostruoso. Perlopiù, scrivo, batto a macchina, cestino, a volte giorno e notte, ma se dovessi mai fermarmi abbastanza a lungo e chiedermi cosa sto facendo e perché, beh non saprei dirlo, non lo so. Sto creando un mondo. Un mondo pieno di eroi, buoni e cattivi, un mondo assurdo, pazzo, violento, dove la gente è piena di rabbia e Dio esiste realmente. E più scrivo e più dettagliato ed elaborato diventa il mondo, più tutti i personaggi, vivono e muoiono o semplicemente svaniscono, più sono solo versioni distorte di me stesso. Comunque sia per me, tutto inizia da qui, nel più piccolo dei modi. […] E quando esco da quel mondo, rimango sempre sorpreso, dal cosiddetto mondo reale, mangio, guardo la tv, gioco con i bambini e tormento mia moglie, raccolgo esperienze e poi torno al mio mondo.

Ciò che Cave teme di più, è perdere la memoria. Sa che per qualsiasi autore, la memoria è la fonte di ogni creatività, la sede dell’identità. Prima o poi, un autore deve confrontarsi con la scomoda realtà che tutto quello che mette su carta può uscire solo dalla sua testa e non da quella di qualcun altro. Anche se le parole sono prese in prestito, vengono scelte da lui. In questo senso, “20,000 Days On Earth” risveglia una consapevolezza un po’ nauseante: niente sfugge al sé.

I posti ti scelgono e possono impossessarsi di te, che tu lo voglia o no. Anni fa venivo spesso a Brighton e quello che ricordo di più è che faceva freddo e che pioveva sempre. Quel freddo glaciale soffiava nelle strade e ti congelava le ossa, ma bisogna gettare l’ancora da qualche parte e chissà come, eccomi qua. Brighton, con il suo clima è diventata la mia casa è grazie all’influsso che ha su di me è penetrata con violenza nelle mie canzoni. […] Volete sapere come scrivere una canzone? La scrittura di una canzone ê fatta di contrappunti. Il contrappunto è la chiave. Mettere due immagini diverse, una accanto all’altra e vedere se fanno scintille. Come lasciare un bambino in una stanza con uno psicopatico, mongolo o qualcosa del genere. E mettersi comodi a vedere cosa succede. Poi fai entrare un pagliaccio su un triciclo e di nuovo aspetti e guardi, e se non succede niente, spari al pagliaccio”.

Nick Cave, che ha compiuto 58 anni il 22 settembre, è nato in Australia e ora vive a Brighton, in Inghilterra, dove il clima turbolento riflette la sua ribollente, gotica, malinconia musicale. Il film si apre con uno spettacolare montaggio di tre minuti in cui un flusso di immagini della sua vita scorrono in parallelo ad un contatore che si ferma a 20.000. Nell’inquadratura successiva Cave si sveglia. Va in giro per Brighton in una macchina. Diverse persone importanti che ha frequentato in passato, (collaboratori e amici) si materializzano come in un sogno ad occhi aperti: l’attore Ray Winstone del film “The Proposition”, di cui Cave ha scritto la sceneggiatura nel 2005; Blixa Bargeld, ex chitarrista dei Bad Seeds, e la pop star australiana Kylie Minogue, con cui, a metà degli anni ‘90, ha interpretato una canzone che ha avuto uno straordinario successo, “Where The Wild Roses Grow”, inserita nell’album “Murder Ballads“. Va al suo archivio e pranza con Warren Ellis, un songwriting collaboratore e compagno nella band.
Con lui ricorda concerti di Nina Simone e Jerry Lee Lewis due persone che hanno segnato profondamente la loro formazione giovanile. Figure di cui Cave parla anche allo psicanalista Darian Leader, in un dialogo che illumina il suo lavoro.

20,000 Days On Earth” – Extended conversation with Darian Leader from Drafthouse Films on Vimeo.

“Se riesci ha entrare nel cuore della canzone e in quel momento stesso a dimenticarti di tutto il resto è come essere trasportato. Per un momento sei come Dio. A volte non succede non è che quando entri nella canzone ti trasformi in un angelo o qualcosa del genere, a volte non succede”.
“Un angelo?”
“Ok sì, in un certo senso”.
[…]
“Per esempio ad un concerto al London Macdown con Nina Simone, prima di salire sul palco lei mi chiamò nel suo camerino. Stava seduta su una sedia ed era bruttissima, aveva un’enorme camicia bianca ed era truccata da Cleopatra e mi disse: “Voglio che mi presenti” e io “Ok, come vuoi che ti presenti”, “sono la dottoressa Nina Simone”, e io “Ok, ok, ok”. Uscii sul palco per presentarla e lei salì, non stava bene, le ci volle molto tempo per arrivare, si fece avanti tenendo i pugni chiusi lungo i fianchi, fissò il pubblico con un’espressione di disprezzo. Gli spettatori nelle loro poltrone si chiedevano, “Cosa succede”. Si sedette al piano, si tolse la gomma da masticare dalla bocca, l’appiccicò sotto al piano e fu come se si tuffasse nel concerto. Più passava il tempo, più il concerto diventava un’altra cosa, lo si vedeva da come rispondeva il pubblico. Restò sul proscenio sino alla fine, toccando la gente, ballando. Fu una di quelle esperienze che ti cambiano. Cambiò tutti coloro che assistettero. E per me, è quello che uno dovrebbe cercare di fare quando sali sul palco. Non so se valga anche per gli altri, ma più o meno tutti vorremmo essere qualcun altro. E tutti cerchiamo quell’esperienza trasformativa che può accadere anche una volta nella vita. Credo che la maggior parte delle persone la trovi in qualche modo. È un luogo in cui si può dimenticare chi si è e diventare qualcun altro”.
“Dimenticando chi si è?”
“Sì, dimenticando chi si è. Forse è ciò a cui mi riferisco quando parlo di mio padre che leggeva “Lolita”. Notai che stava facendo qualcosa. Stava solo leggendo, ma era molto coinvolto, ed era molto emozionato nel leggere a suo figlio”.
“Quanti anni aveva quando è morto suo padre?”
“Ehm ne avevo diciannove, nessuno se lo aspettava, fu qualcosa che scosse tutta la famiglia”.
“Vogliamo fermarci qui?”.

Nick Cave appartiene alla tradizione ‘poète maudit’ del rock: Jim Morrison, Jeff Buckley, Lou Reed e Leonard Cohen. In “20,000 Days On Earth” c’è un equilibro ben dosato tra ‘racconto’ e ‘ascolto’ musicale, almeno sino alla fine, quando il film esplode in un flusso di suoni e immagini tratti dai concerti più importanti del cantante, che si fondono con la performance sinfonica dei Bad Seeds alla Sydney Opera House: un finale trascinante in cui l’introspezione agonizzante di Cave si apre, diventa un paesaggio da cui emerge un mostro che ci rapisce in una vertigine trascendente.

“Nick Cave 20,000 Days on Earth” (Ending Scenes) on Vimeo.

“In fondo non sono interessato a ciò che capisco totalmente. Le parole che ho scritto nel corso degli anni sono solo una cortina. Ci sono verità che sono sotto la superficie delle parole. Verità che compaiono senza preavviso, come la gobba di un mostro marino e poi scompaiono. Le performance e le canzoni, per me, sono un modo per tentare il mostro, per farlo venire in superficie, per creare uno spazio in cui la creatura può emergere da ciò che è reale e da ciò che conosciamo. Questo spazio luccicante, dove la fantasia è la realtà si intersecano, è il luogo dove esistono tutto l’amore, le lacrime e la gioia.
Questo è il luogo. Qui è dove viviamo”.

Il sito internet di Nick Cave 20,000 Days on Earth: http://www.20000daysonearth.com
Il trailer del film: https://vimeo.com/ondemand/20000days
Behind the Scenes parte 1; parte 2; parte 3; parte 4parte 5parte 6

Il sito internet di Nick Cave: http://nickcave.com
Il suo Facebook: http://on.fb.me/1KH7Q7P
Il suo Twitter: @nickcave
Il suo Instagram: https://instagram.com/nickcaveofficial/
Il suo canale Vimeo: https://vimeo.com/nickcavetv

Il sito internet di Iain Forsyth e Jane Pollard: http://www.iainandjane.com
Il loro Facebook: http://on.fb.me/1cdAwdf
Il loro Twitter: @iainandjane
Il loro canale Vimeo: https://vimeo.com/iainandjane

Interviste.
“Nick Cave / 20,000 Days On Earth / Creators Project” (Vimeo): https://vimeo.com/106504931
“Nick Cave – 20.000 Giorni sulla Terra @ Rai 5” (Documentario con Carlo Massarini) (Vimeo): https://vimeo.com/118731296
“20,000 Days on Earth’ Nick Cave Interview”, Getty Images Entertainment Video: https://youtu.be/qmbGH66iP2U

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