ma l'amor mio non muore

Qualunque cosa ci accada non dobbiamo mai smettere di pensare.

Sopra: “Untitled” (Open), 2012Claire Fontaine.

“Gli usurai sono ladri perché vendono il tempo che non appartiene loro, e vendere un bene di proprietà altrui, nonostante se ne sia in possesso, è furto. Inoltre, poiché essi non vendono altro che l’attesa del denaro, vale a dire il tempo, vendono i giorni e le notti”.
La borsa e la vita. Dall’usuraio al banchiere”, Jacques Le Goff.

L’avventura del pensare è un’avventura di speranza.
Per “avventura” intendo un’impresa creativa, a dispetto delle molteplici ragioni che avremmo per disperarci. Certo, abbiamo tutte le ragioni del mondo per disperarci, ma pensare equivale, in qualche modo a non attenerci a tali ragioni.
Per me la speranza è la differenza che esiste tra probabilità e possibilità.
Se ci atteniamo solo alla probabilità allora non c’è speranza, ma solo un’anticipazione calcolata, consentita dal mondo così com’è.
La probabilità è una nozione statica. Ma “pensare” è creare la possibilità contro la probabilità. Significa non sperare che accada una cosa o l’altra, o pensare alla speranza come un calcolo, ma tentare di sentire e mettere in parole una possibilità, per divenire.
La possibilità non è calcolabile a priori. È collegata a ciò che Henri Bergson chiamava “evento”. Sottolinea la differenza tra ciò che un dato evento produce tra il passato che l’ha reso possibile ma che non è in grado di spiegarlo, e il futuro che, in un modo o nell’altro, lo prende in considerazione.
Nella nostra esperienza, ci scontriamo continuamente con la cecità e la negazione di qualunque cosa esca dalle spiegazioni razionali. Poi, come scriveva mirabilmente Ivan Illich, l’intera educazione e l’organizzazione del lavoro rinforzano questa cecità.
Ci viene da dire, per tornare a sperare ci vorrebbe un miracolo. Ma la speranza non ha niente a che vedere con i miracoli, è provare a percepire ciò che si annida negli interstizi.
Alfred North Whitehead — un filosofo che amo molto, descrisse l’avventura della ragione come avventura della speranza.

Osservava che la vita si annida sempre negli spazi sconnessi, nei luoghi ignorati.

Quando leggo Whitehead, non mi limito a leggere le sue idee; esse mi costringono a pensare, a sentire in un modo nuovo.
La bellezza di certe idee è che inducono “eventi”.
Whitehead distingue tra idee morte e idee vive — molte delle idee della scuola sono morte. Nel migliore dei casi gli studenti le impareranno e poi le dimenticheranno. Sono prive di rilevanza, perché non ci costringono a pensare e a percepire. E non ci può essere autentico pensiero senza sentire — vale a dire che l’autentico pensiero riguarda la nostra trasformazione. Essere trasformati da qualcosa in cui ci imbattiamo a cui partecipiamo, o addirittura in cui precipitiamo, riguarda la speranza. Non possiamo dire a qualcun altro al posto nostro di fare quell’esperienza. Per dura che sia, siamo direttamente chiamati a sentire, a gioire, a soffrire e a creare.
La creatività è ovunque, in ognuna delle nostre cellule, anche nel fatto che io sia in grado di trasformare i suoni di una domanda che mi si rivolge e che riesco a capire. Tutto questo sembra normale — qualcuno parla, io rispondo — ma c’è di più, c’è qualcosa di straordinario.
Whitehead, come molti altri filosofi, diceva che la filosofia nasce dalla meraviglia, ma contrariamente a molti altri, aggiungeva che alla fine, una volta che il pensiero filosofico ha dato il massimo, la meraviglia rimane.

Provare gratitudine è il modo che abbiamo per ricordare la meraviglia.

Voglio dire che la gratitudine non è motivata dal fatto che qualcuno mi ha dato qualcosa in modo intenzionale o esplicito, ma è una gratitudine impersonale che ci apre a quel mondo pieno di interstizi nei quali si annida ciò che può diventare possibile.
È importante provare gratitudine, poiché si tratta di un modo per opporre resistenza a coloro che ci dicono di chinare la testa di fronte alla realtà, o ai fatti così come sono, e che cercano di minimizzare eventi dove è accaduto qualcosa che è riuscito a produrre un pensare aperto e un cambio di direzione. Io per esempio sono grato a tutti quelli che ci stanno dando un nuovo senso di speranza, e a tutti coloro che oppongono resistenza, mentre in Europa tutti dicono di chiudere la bocca e accettare misure di austerità e limitazione della democrazia. Quando penso a ciò che sta succedendo oggi nelle nostre vite (Slavoj Žižek sintetizza efficacemente il momento presente con: “Oggi in Europa i ciechi guidano i ciechi”), provo sempre a mantenere viva quella potente sensazione che sia possibile qualcosa di diverso, qualcosa che per molte persone è nato a Seattle e che con l’elezione di Ale­xis Tsi­pras e Syriza in Grecia, potrebbe continuare.
Veramente non sappiamo ancora cosa le persone sono capaci di fare insieme, ed è proprio questa l’avventura.

“Qualunque cosa ci accada non dobbiamo mai smettere di pensare” fa parte del progetto “Ma l’amor mio non muore. Possiamo trasformare la speranza in una politica rivoluzionaria?”, pubblicato su queste pagine e in forma più completa su Medium.

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