ma l'amor mio non muore

Il profitto degli affetti.

Dovremmo imparare a sbarazzarci dell’idea del potere, come potere su qualcosa — per dire che il potere è sempre di qualcosa. Il vero potere, ad esempio quello della legge, è il potere di dare forma alle nostre azioni.
Il potere non si limita a spingerci a percorrere certe strade, le mette dentro di noi; ne consegue che non appena impariamo a seguirne le costrizioni, seguiamo in realtà noi stessi. Gli effetti che il potere ha su di noi diventano la nostra identità. Questo insegnamento proviene dal filosofo Michel Foucault.
In la “Microfisica del potere. Interventi politici” (Einaudi 1977), scrive:

“… il potere non è qualcosa che si divide tra coloro che lo possiedono o coloro che lo detengono esclusivamente e coloro che non lo hanno o lo subiscono. Il potere deve essere analizzato come qualcosa che circola, o meglio come qualcosa che funziona solo a catena. Non è mai localizzato qui o lì, non è mai nelle mani di alcuni, non è mai appropriato come una ricchezza o un bene. Il potere funziona, si esercita attraverso un’organizzazione reticolare”.

Sarebbe più semplice se il potere arrivasse unicamente dall’esterno, se fosse solo un rapporto estrinseco. Basterebbe scappare.
Negli anni ‘60 e ‘70 molti guardavano al potere in questi termini. Chiamandoci fuori, la smetteremo di seguire certe strade, così spariranno il maschilismo, il sessismo, il paternalismo…
Beh non è successo nulla di tutto ciò. È tutto molto più complicato di così.
Il potere ci “informa”, è intriseco alla nostra formazione, fa parte del nostro emergere come individui, ed emerge di pari passo con noi — lo rendiamo attuale, man mano che esso ci in-forma. Come dice Foucault, oggi il potere, alleandosi con le dinamiche del capitalismo, sembra non reprimerci più, sembra aver abbandonato il controllo, che aveva il potere disciplinare, ci spinge fuori dalla “normalità”, allenta le “regolarità”, asseconda le tendenze dell’affettività, promuove le “varietà” (almeno finché pagano).
Il motto é: produci una varietà e produrrai un mercato di nicchia.
Il potere oggi si occupa in ogni modo di diversificare e intensificare quelle affettività, ma soltanto per estrane un valore aggiunto, un diritto d’uso, un potenziale di profitto.

Il potere dà letteralmente un valore agli affetti.

Per questo motivo la resistenza identitaria, la formazione di immaginari legati al cambiamento, le domande di speranza, possono entrare (e spesso entrano) in un campo problematico, confuso, perchè le azioni, i comportamenti, gli stili di vita e di pensiero promossi, si trovano spesso inconsapevolmente a convergere con gli interessi e le logiche di potere che desiderano sconfiggere.

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