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Scuola, computer e comunicazione. Intervista a Domenico Parisi.

Sopra. Virtual Class, Second Life.

“Della scuola si discute ogni giorno. La ragione è molto semplice. I suoi problemi interessano personalmente un gran numero di persone, cioè gli studenti, i loro genitori, gli insegnanti. Interessano anche i pedagogisti e gli intellettuali, che ne discutono sui giornali e nei libri, e i politici, che ne fanno oggetto di interventi e riforme. Eppure, nonostante tutto questo discutere e intervenire, la società oggi dimostra una singolare impotenza a risolvere i problemi della scuola.
I problemi veri della scuola non sono la riorganizzazione dei cicli scolastici, il modo in cui vengono fatti gli esami, la formazione degli insegnanti, i loro stipendi, l’autonomia didattica, l’introduzione di un sistema di valutazione dei ragazzi oggettivo e valido su tutto il piano nazionale, l’incentivazione della produttività delle scuole e l’incentivazione allo studio per gli studenti capaci e meritevoli. Anche quando questi problemi venissero risolti tutti, non si sarebbe fatto nulla per portare la scuola fuori dalla crisi strutturale che sta attraversando. Quali sono allora i veri problemi della scuola? I veri problemi della scuola non sono i problemi della scuola ma sono i problemi della società. Interessano, o dovrebbero interessare, tutti: genitori, cittadini, chiunque voglia capire cosa sta succedendo nella società e cosa si deve fare individualmente e collettivamente”.

Mario Flavio Benini – Di cosa ha bisogno la scuola per cambiare? Basta il computer?
Domenico Parisi – No, è ovvio che il computer non basta. Ma il computer è il simbolo, la sintesi della necessità di cambiamento nella scuola. Nel mio libro (Scuol@.it, Mondadori) ho usato l’immagine di Stargate, la “porta delle stelle” del film di fantascienza, passando attraverso la quale gli esseri umani entrano nel cosmo. Il computer è come Stargate. La scuola deve passare attraverso il computer se vuole entrare nel futuro. Altrimenti resterà una scuola che andava bene per la società di ieri, ma che non va bene per quella di oggi e di domani.

MFB – Perché il computer è così fondamentale nella scuola di oggi?
DP – Primo: oggi qualunque lavoro si fa usando il computer. Se la scuola non prepara i ragazzi all’uso del computer, non li prepara a entrare nel mondo del lavoro. Secondo: il computer è cultura, è la più grande invenzione tecnologica del Novecento con fondamentali implicazioni per capire che cosa è la società di oggi e che cosa diventerà domani. Una scuola estranea al computer non prepara i ragazzi culturalmente alla società in cui vivono e vivranno. Terzo: il computer può essere uno strumento per trasformare il modo in cui si impara. Se la scuola non esplora questi modi e non contribuisce essa stessa al loro sviluppo, si priva di uno strumento essenziale per uscire dalla sua crisi attuale, che è anche una crisi dovuta al fatto che gli studenti rifiutano i modi tradizionali di apprendimento. Quarto: solo con il computer, usando per esempio le simulazioni come laboratori didattici per studiare le societa’ del passato, si può trasformare l’insegnamento della storia da semplice racconto della “nostra” storia locale a comprensione dei meccanismi e dei fattori in base ai quali le società umane, tutte le società, cambiano nel tempo. 

MFB – Non crede che i bambini stiano già troppe ore al giorno davanti ai monitor (vedi videogiochi) peggiorando ulteriormente la lingua parlata (peraltro già male) ed evitando la sana abitudine della lettura?
DP – I bambini, e soprattutto le bambine, stanno tendenzialmente davanti alla televisione – che è un disastro – non davanti al computer. Il computer e i videogiochi, diversamente dalla televisione, sono interattivi, cioè non lasciano l’utente passivo (e accasciato su un divano), ma richiedono che stia dritto, attento, e che faccia cose. Poi non tutti i videogiochi sono uguali e, come ha mostrato Francesco Antinucci, alcuni hanno valore educativo. Le simulazioni su argomenti scolastici, di fisica o di storia, fatte apposta per fare imparare, hanno molto da ricavare dai videogiochi.
Quanto alla lingua parlata, che resta ovviamente fondamentale, si impara meglio all’interno di un’esperienza in cui si vedono e si fanno delle cose e si osservano i risultati delle proprie azioni, proprio quello che nella scuola tradizionale non succede. Il computer deve servire a fornire un’esperienza (simulata) nell’ambito della quale sviluppare anche il linguaggio verbale.

MFB – Cosa è la scuola oggi e quale compito ha?
DP – La scuola ha due compiti: trasmettere il passato alle nuove generazioni, l’esperienza e i prodotti di chi ci ha preceduto, e preparare le nuove generazioni alla società in cui vivranno. Fino a che il cambiamento nella società è lento, questi due compiti sono conciliabili. Oggi il cambiamento è veloce e i due compiti sono meno conciliabili. O si fa una cosa o si fa l’altra. La scuola sceglie la prima, trasmettere il passato, ma questo la precipita in una crisi gravissima. Il cambiamento, e come affrontarlo, è il problema numero uno della scuola. 

MFB – Comunicazione visiva e comunicazione linguistica avranno difficoltà a convivere?
DP – Comunicazione linguistica e comunicazione visiva sono in competizione tra loro, è inutile negarlo. Fino ad oggi il linguaggio verbale, con il supporto della scrittura, dei libri, giornali, ha avuto la meglio. Il Novecento ha visto l’emergere di nuove tecnologie della comunicazione visiva che hanno messo in questione il predominio del linguaggio.
Ma bisogna distinguere tra tecnologie passive, come il cinema e la televisione, e tecnologie attive, come quelle basate sul computer. Il computer non ci permette soltanto di vedere ma ci permette di vedere e di fare, e di vedere il risultato di quello che facciamo. Questa è una novità cruciale, con potenzialità ancora tutte da scoprire.

Domenico Parisi, si è laureato in Filosofia teoretica all’Università di Roma. Nel 1965 è ricercatore all’Istituto di Psicologia del CNR a Roma. Nel 1968 svolge lavori di ricerca alla Hrvard University e al MIT, Cambridge, Massachusetts. Nel 1971 consegue la libera docenza in Psicologia generale. Dal 1972 al 1986 tiene la cattedra di Psicolinguistica dell’Università di Roma. Dal 1987 al 1995 è stato direttore dell’Istituto di Psicologia del CNR di Roma, in cui attualmente è direttore di ricerca. Dal 1995 al 1996 è stato professore a contratto di Scienze Cognitive presso l’Università di Siena. Dal gennaio 1997 è professore a contratto di Storia della psicologia all’Università dell’Aquila. Parisi è stato inoltre a più riprese Visiting Scientist presso importanti Università europee e americane. Ha scritto numerosi libri sul rapporto tra simulazione e insegnamento: “Scuola.it. Come il computer cambierà il modo di studiare dei nostri figli“, Mondadori; “Simulazioni. La realtà rifatta nel computer“, “Il Mulino; Una nuova mente“, Codice Edizioni.

Il suo sito internet: http://www.domenicoparisi.it/
Alcuni articoli (scaricabili in formato pdf):
Solo le tecnologie possono salvare la scuola
Perché la psicologia dell’apprendimento serve così poco alla scuola

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