ma l'amor mio non muore

Il governo degli stolti.

Una parola che ricorre sempre più frequentemente nei discorsi etico-politici è dignità: questa è diventata uno dei termini chiave della bioetica, nonché il motto in cui si sono riconosciute le rivolte politiche che hanno scosso molti Stati arabi. In Italia coloro che si dicono indignati non si contano; in Francia i 28.000 Gilets Jaunes che hanno occupato le piazze di molte città si proclamano indignati; in Spagna gli studenti che manifestarono nel 2011 si definivano “Los indignados”. La parola dignità ha eclissato molti altri termini del linguaggio politico, come comunità e diritti dell’uomo. continua
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È possibile celebrare la memoria dell’Olocausto nell’epoca del turismo di massa?

“Chi cerca di accostarsi al proprio passato sepolto deve comportarsi come un individuo che scava. Soprattutto non deve temere di tornare continuamente uno stesso identico stato di cose – di disperderlo come si disperde la terra, di rivoltarlo come si rivolta la terra stessa”.

Walter Benjamin, “Scavare e ricordare” in “”Opere complete V, Scritti 1932-1933“.

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“Austerlitz” e l’estetica della post-memoria.

Sopra: Austerlitz (after WG Sebald), Pièce musicale e teatrale ispirata al romanzo “Austerlitz” di Winfried Georg Sebald. Un progetto di: Ictus, Jérôme Combier, Johan Leysen, Pierre Nouvel – 2011.

“La tutela della Shoah viene trasmessa a noi. La seconda generazione è la generazione cerniera che ha ricevuto, conoscenze di eventi in forma di storia o di mito. È anche la generazione in cui possiamo pensare a certe questioni derivanti dalla Shoah, con un senso di connessione vivente”.

Eva Hoffman, “ Dopo tale conoscenza
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s'entrevoir

La danza come linguaggio comune.

Già nel suo nome si legge una storia di meticciato, Thierry Thieû Niang, artista franco-vietnamita, ha scelto di esprimersi attraverso il linguaggio universale del movimento, della danza, anche se è grazie al teatro che ha raggiunto la notorietà internazionale.
Personalità generosa, semplice e aperto, profondo e leggero, da anni realizza parallelamente, produzioni con artisti professionisti di diverse discipline e progetti di creazione partecipativi che coinvolgono le comunità più diverse, dagli adolescenti agli anziani, dai detenuti ai rifugiati.
Thierry Thieû Niang è un danzatore e coreografo che dalla metà degli anni ’90 ha realizzato progetti di creazione che hanno coinvolto sia artisti provenienti da diverse discipline che persone comuni, come bambini, anziani, detenuti, persone autistiche. Nelle sue vene c’è un po’ di Asia, un po’ d’Africa e un po’ di Europa. continua

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Cooking fast die young.

“Lascia che la gente copi o fotografi i tuoi dipinti. Distruggi gli originali.”

Yoko Ono, 1964.

“Ogni cuoco che sostiene di farlo per amore è un bugiardo. Alla fine della giornata è tutta una questione di denaro. Non ho mai creduto che avrei mai potuto pensarla così, ma lo faccio ora. Non mi piace. Non mi piace dovermi uccidere sei giorni alla settimana per pagare la banca… Se non hai soldi non si può fare nulla; sei un prigioniero della società. Alla fine della giornata è solo un altro lavoro. È tutto sudore e fatica e sporcizia: è la miseria”.

Marco Pierre White, “White Heat”, 2000.

”Il prossimo mese arriverà un ragazzo nuovo”, chi parla è Raymond Blanc, – lo chef proprietario de Le Manoir aux Quat’Saisons, a Gran Milton, – a circa un terzo del libro “The Devil in the Kitchen. La vita dannata di uno chef stellato” il memoir di Marco Pierre White appena pubblicato in Italia da Giunti. continua

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Le città visibili di Nicolas Ruel.

“Cos’ è oggi la città, per noi?” Penso d’aver scritto qualcosa come un ultimo poema d’amore alle città, nel momento in cui diventa sempre più difficile viverle come città. Forse stiamo avvicinandoci a un momento di crisi della vita urbana, e Le città invisibili, sono un sogno che nasce dal cuore delle città invivibili”.

Italo Calvino, Le città invisibili, Einaudi.

Le città descritte da Marco Polo al Kublai Khan ne “Le città invisibili” di Italo Calvino sono il simbolo della complessità e del disordine della realtà, e le parole dell’esploratore appaiono come il tentativo di dare un ordine a al caos del reale. Ciò che Calvino vuole mostrare, è “L’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme” e i due modi per non soffrirne: “Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. continua

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Ballare l’incubo.

Sopra: Andrew Lester prova una maschera usata durante la scena dell’alimentazione forzata nel corso delle prove di “Titicut Follies: The Ballet”.

“In un testo truculento, succulento, Gordon Craig, un grande uomo di teatro inglese, suggerisce di sbarrare la strada all’intempestività del danzatore col suo corpo, imprigionarlo in un’”armatura leggera” che faccia da ostacolo allo straripamento dei gesti gratuiti, inutili, e che gli imponga di produrne soltanto la parte più essenziale”.

“La saggezza del danzatore”, Dominique Dupuy (Mimesis 2014)

“Il dipartimento carcerario ha molti talenti, come vedete, non faremo mai carriera, ma abbiamo la nostra filosofia: cantare, ballare e anche rischiare finché non ci butteranno fuori un anno o l’altro, finché non ci butteranno fuori un anno o l’altro!”.

“Titicut Follies”, Frederick Wiseman

La danza si è sempre ispirata, oltre che a fonti musicali, a fiabe, dipinti, racconti, miti, poemi e romanzi, e più in generale al linguaggio delle altre arti, ma non era mai successo che un documentario su una prigione di stato per criminali malati di mente diventasse l’idea per uno spettacolo.
Almeno sino ad oggi. continua