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We are dancing together.

“Quel che distingue i viaggi non è la qualità oggettiva dei luoghi né la quantità misurabile del movimento – né qualcosa che sarebbe soltanto nella mente – ma il modo di spazializzazione, la maniera d’essere nello spazio, la maniera d’appartenere allo spazio”

Gilles Deleuze, Félix Guattari, “Millepiani” (Cooper/Castelvecchi 2003).

Métamorphoses du corps.
Ogni lavoro di Yasmine Hugonnet articola nuove domande sul rapporto tra forma, immagine e sensazione, sull’origine e il formarsi dell’immaginario, sulla de-costruzione del linguaggio coreografico. Nel 2010 ha fondato la compagnia Arts Mouvementés con cui ha realizzato quattro progetti: “Le Rituel des Fausses Fleurs” (2013), “Le Récital des Postures” (2014), la “Traversée des Langues” (2015) e “La Ronde/Quatuor” (2016), ma è in “Le Récital des Postures” che va cercata la matrice strutturale del suo lavoro, una straordinaria ricerca sulla nozione di “presenza” in tutti suoi aspetti. continua

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The Dogs Day Are Over

“When you ask a person to jump, his attention is mostly directed toward the act of jumping and the mask falls so that the real person appears.”

Philippe Halsman

Non conoscete il significato della parola “jumpology”? Bene non siete gli unici.
Il termine è stato coniato nel 1950 dal fotografo Philippe Halsman. Le fotografie di Halsman sono ludiche, trasgressive, il suo carnet des célébri­tés annovera capi di stato, ma­gnati dell’industria, star di Hollywood, musicisti, scienziati, politici, scrittori, artisti come Salvator Dalì, Marc Chagall, Pablo Picasso. Fu l’ideatore della tecnica del “jumping style” o  “jumpology” che consiste nel ritrarre una persona mentre sta saltando, in modo che abbia difficoltà a controllare l’espressione del viso per restituire un’immagine il più possibile spontanea e naturale. Halsman, scrive in “Jump”, pubblicato nel 1959 e riedito nel 2015 da Damiani: “Con un salto, la maschera cade. La persona reale si rende visibile”.
Halsman era attratto dalla psicologia, trascorreva molto tempo ad esaminare la personalità e gli interessi dei soggetti ritratti, cercando di rappresentare l’essenza. Così il salto, il Jumping Style, serve a Halsman per eliminare ogni possibile espressione bloccata, riconoscibile, magari impacciata di chi appunto salta. continua

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ma l'amor mio non muore

Il bisogno di credere nel mondo.

Sopra: “Cold Comfort”, Rune Guneriusse 2010.

“Se il mondo è diventato un brutto cinema al quale non crediamo più, un vero cinema non potrebbe contribuire a ridarci delle ragioni per credere nel mondo e nei corpi venuti meno?”.

Gilles Deleuze

Trovo che la gioia e la felicità non siano la stessa cosa. Così come per Friedrich Nietzsche buono non è il contrario di malvagio, per Baruch Spinoza gioia (o “gaiezza”, nel vocabolario di Nietzsche) non è il contrario di infelicità. Si trova su un asse molto diverso. La gioia può essere una rottura, anche molto dolorosa. Penso che Spinoza e Nietzsche volessero dire che la “gioia” è “affermazione”, è l’assunzione da parte del corpo dei propri potenziali, l’assunzione di una postura che rende più intenso il proprio potere d’esistenza. Il momento della gioia è quel momento di compresenza di tali potenziali, nell’ambito di un divenire corporeo. Può trattarsi di un’esperienza da cui veniamo sopraffatti. continua

Jan Fabre, Troubleyn, De macht der theaterlijke dwaasheden, foto Patrick T. Sellito
ma l'amor mio non muore

La forza di esistere.

Sopra: “The power of theatrical madness”, Jean Fabre 1984.

“Gli esseri umani intorno a noi con la loro stessa presenza hanno il potere, che appartiene solo a loro, di fermare, di reprimere, di modificare tutti i movimenti che il nostro corpo abbozza; un passante non devia il nostro cammino per strada allo stesso modo di un cartello, quando si è soli non ci si alza, non si cammina, non ci si risiede nella propria posizione allo stesso modo di quando c’è un visitatore”.

Simone Weil, “L’Iliade o il poema della forza“, 1940–1941.

Baruch Spinoza scrive che un un affetto è qualcosa di più che un semplice sentimento personale. Per “affezione” non intende un “emozione”, nel senso comune della parola. Egli parla del corpo nei termini della sua capacità di “provare affetti” e di “essere affetto”. Non si tratta di due capacità diverse – le troviamo sempre assieme. Quando proviamo affetto per qualcosa, stiamo allo stesso tempo aprendo noi stessi a essere affetti a nostra volta in modo leggermente diverso da come possiamo esserlo stati nell’istante precedente. Abbiamo compiuto una transizione seppur piccola. Abbiamo fatto un passo in avanti oltre a una soglia osservando la cosa da un punto di vista di un cambiamento nelle nostre capacità. Affezionare è oltrepassare la soglia, osservando la cosa dal punto di vista del cambiando delle nostre capacità (ne abbiamo già parlato nel post “Camminare è una caduta controllata”). È fondamentale ricordare che Spinoza impiega questa immagine per parlare del “corpo”. Ciò che esso è, è ciò che è in grado di “fare” man mano che “procede”. Si tratta di una definizione assolutamente pragmatica. Un corpo viene definito dalla sua capacità che si porta dietro un passo dopo l’altro. E ciò che esse sono cambia continuamente. La capacità che un corpo possiede di provare affetto o di essere affetto – la sua carica affettiva – non è qualcosa di predeterminato. continua

Stephen Shore, South of Klamath Falls, U.S. 97, Oregon, 21 luglio, 1973. Dalla serie “Uncommon Places".
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Il patto.

“L’ordine sociale è un diritto sacro, che sta a base di tutti gli altri. Tuttavia questo diritto non deriva dalla natura, ma è fondato su convenzioni”.

Il contratto sociale“, Jean-Jacques Rousseau

La maggior parte degli intellettuali contemporanei sono pessimisti. Scrivono libri che sono al contempo critici verso il presente e pessimistici verso il futuro. Al contrario io sono fondamentalmente e attivamente ottimista. È un fatto che negli ultimi cinquant’anni abbiamo vissuto eventi che hanno trasformato i nostri corpi, i nostri rapporti con il mondo, con gli altri, si tratta di eventi talmente significativi che possono essere paragonati solo al Rinascimento. Mi sembra che si tratti di trasformazioni per lo più positive, e trovo che il ruolo e il dovere della filosofia sia utilizzarle per costruire la casa dove abiteranno le generazioni future (ne ho parlato nel post “Perché abbiamo urgente bisogno di filosofi?“).
E, quando stiamo costruendo quella casa, abbiamo il dovere di essere ottimisti e positivi. continua

FRANCE. Paris. 6th arrondissement. Rue Monsieur-le-Prince. May 68.
ma l'amor mio non muore

Essere umani (troppo umani).

“Il futuro non appartiene alla lotta di classe, ma ad una lotta emancipatrice senza classi”.

Warum das Proletariat im kapitalistischen Krisenprozess nicht wiederaufersteht“, Norbert Trenkle

Karl Marx, ne “I manoscritti economico-filosofici” (detti anche Manoscritti di Parigi), una serie di note scritte nel 1844 e pubblicate successivamente nel 1932, quando parla di “vita del genere” e “vita individuale” – la comprensione dell’essere umano dal punto della vita del genere – pensa che la natura sia il grande corpo privo di organi dell’essere umano, e che la vita dell’uomo sia semplicemente natura, una natura che inspira ed espira. È questo ciò che Marx chiamerà in seguito “il regno della libertà”. È un luogo in cui non è possibile programmare nulla – gli uomini vivono e muoiono come esseri naturali.
La vita individuale, dall’altro lato, è invece il luogo in cui ogni essere umano dovrebbe essere un esempio dell’essere umano universale e dei diritti universali dell’uomo.

“Di fatto, il regno della libertà comincia soltanto là dove cessa il lavoro determinato dalla necessità e dalla finalità esterna; si trova quindi per sua natura oltre la sfera della produzione materiale vera e propria”.

Il Capitale. Critica dell’economia politica“, Libro III, cap. 48-III

continua

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ma l'amor mio non muore

Shop till you drop!

“Nel momento in cui la società scopre di dipendere dall’economia, l’economia di fatto dipende da essa […] Là dove c’era l’es economico deve venire l’io […] Il suo contrario è la società dello spettacolo, dove la merce contempla se stessa in un mondo da essa creato”.

Guy Debord, “La società dello spettacolo“.

Recentemente mi sono imbattuto nella pubblicità di un operatore telefonico africano, il primo piano una giovane donna sorridente, molto carina, che tiene in mano il suo cellulare. La headline recita, “SMS till you drop!”, che si può tradurre con, “SMS sino allo sfinimento!”. Premesso che non sono contro le merci come lo è in genere la critica anticapitalista, penso solo quell’immagine rappresenti l’emblema di un’evidenza: nel delicato e costante processo di “rimediazione” dei rapporti sociali, oggi la pubblicità ha assunto il ruolo di raccontare la storia di false promesse. continua