Categoria: omnivore

  • Cooking comics. Gli Stati Uniti.

    Negli Stati Uniti la pubblicazione di alcune serie Giapponesi come “Oishinbo” di Tetsu Kariya (Viz Communication) e di “What did You Eat Yesterday?” di “Kinou Nai Tabeta” ha aperto una nuova strada nella pubblicazione di albi e web comics con storie che parlano di alimentazione e di cucina. Tra i…

  • Cooking comics. La Francia.

    Anche se i fumetti sono ormai un media globale è generalmente accettato che ci sono tre grandi tradizioni: giapponese, anglo-americana, e franco-belga. Di recente, ho avuto modo di raccontare il rapporto di lunga data che esiste tra cibo e fumetto in Giappone, tanto che i ryôri manga, o manga di…

  • Cooking comics. Il Giappone.

    Fumetti e cibo hanno un rapporto di lunga data, in Giappone è uno dei generi più diffusi conosciuto come Ōri manga, o manga di cucina. Gli Ōri manga sono fumetti interamente dedicati al cibo, alla sua preparazione, al suo apprezzamento. Da qualche anno sono stati pubblicati fumetti di cucina particolarmente…

  • Daido Moriyama. The Black Dog.

    Daido Moriyama. The Black Dog.

    Il lavoro di Daido Moriyama ha sempre avuto una potenza artistica straordinaria sin dai primi scatti realizzati alla fine degli anni ‘60. La sua fotografia è un’esplorazione, un’immersione unica negli scarti del tempo, nella durezza, nella bellezza e nella malinconia della vita. In molti sensi le immagini di Moriyama sono…

  • “Visitors”. Il nuovo film di Godfrey Reggio.

    La parola ‘Visitors’ è un termine presente in tutte le lingue del pianeta. È una parola baule, la possiamo interpretare come vogliamo. L’etimologia della parola, però, è ‘chi si reca a vedere’, e questo è ciò di cui il film parla: vedere, sentire, piuttosto che sapere.

  • Il magico realismo di Miranda July.

    Il magico realismo di Miranda July.

    Per chi conosce Miranda July come regista (“Me and You and Everyone We Know”, “The Future”) o per i suoi progetti che uniscono in modo seducente arte e tecnologia (tra i più recenti il corto e la applicazione per iPhone “Somebodyapp” realizzati per il Miu Miu Women’s Tales), “The First…

  • Reinier Gerritsen: l’epidemia dell’immaginario ai tempi di internet.

    Reinier Gerritsen è uno street photographer di Amsterdam. Scatta immagini in rapida successione. Persone, oggetti, intere città, diventano parte di un flusso, fotogrammi di un film: movimenti, direzioni, posture, isolamento, amore, coreografie, moltitudini di persone. I suoi progetti durano anni. Sono sfide, documenti culturali, sguardi sociologici, studi sulle identità, ricerche…

  • Extrastatecraft: The Power of Space Infrastructure, Keller Easterling.

    Extrastatecraft riconosce che più forze – statali, non statali, militari, di mercati, fuori dal sistema di mercato – hanno ormai raggiunto un potere straordinario e l’autorità amministrativa necessaria per intraprendere la costruzione di infrastrutture sociali. Extrastatecraft è la mano invisibile ciò che ci governa oggi.

  • Erwin Olaf: la bellezza, l’outsider, la disperazione, il perdono, il sesso, la morte e il tutto.

    Erwin Olaf, olandese, è uno dei protagonisti più stimati del panorama fotografico internazionale, grazie a uno stile particolarmente riconoscibile, diventato la sua firma anche nella diversità dei soggetti affrontati.

  • Strange Case of Dr Jekyll and Mrs Hyde. Intervista a Marco Molteni e Margherita Monguzzi.

    Strange Case of Dr Jekyll and Mrs Hyde. Intervista a Marco Molteni e Margherita Monguzzi.

    jekyll & hyde sono la stessa persona, secondo noi in ogni designer c’è un po’ di tutti e due. Per fare questo lavoro servono sia un metodo rigoroso, razionale e meditato, sia un approccio più emotivo, giocoso e irriverente.

  • Todd Hido, paesaggi, interni e il nudo.

    Todd Hido, è un fotografo americano che vive a San Francisco. Il suo lavoro si concentra prevalentemente sui paesaggi, sulle abitazioni urbane e suburbane, sui ritratti e sul nudo.

  • Not quite my tempo. Whiplash di Damien Chazelle.

    Not quite my tempo. Whiplash di Damien Chazelle.

    “Con Whiplash volevo fare un film sulla musica che sembrasse, però, un film di guerra o di gangster, dove gli strumenti musicali sostituissero le armi, le parole fossero minacciose come pistole e l’azione si sviluppasse non sul campo di battaglia ma nella sala prove di una scuola o su un…