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We Love Magazine. Intervista a Andrew Losowsky.
Mario Flavio Benini – Andrew, qual’è la tua filosofia? Andrew Losowsky – Penso che ci siano due modi per far reagire le persone: puoi impressionarle o incantarle. A me affascina l’incanto. Sono sempre alla ricerca di oggetti, siti web, idee, persone che mi colpiscano in luoghi inaspettati ed in modi imprevedibili.…
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Intervista a Thomas Bratzke (Zast).
Thomas Bratzke (Zast), vive e lavora a Berlino. Ha iniziato a segnare gli spazi pubblici con la sua tag nel 1990. Nel 2000, con Akim, dà vita al progetto “Jazzstylecorner”, un approccio aperto allo streetwriting, che include aspetti sociali ed educativi del collettivo di writers e streetartists. Nel 2005 anni…
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Checking in and out.
Tutte le immagini che accompagnano questo testo sono tratte dal progetto Check-in Architecture. Sopra: Making Art Fly — Caixa Forum, Madrid. Foto di Filippo Romano. Jeremy Rifkin è un noto economista e saggista statunitense. Rifkin fornisce una descrizione del capitalismo molto vicina a quella che da il filosofo, pensatore e attivista politico…
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This a Magazine. Intervista a Andy Simionato e Karen ann Donnachie.
This a Magazine è un magazine che non parla di niente. Descritto da Adrian Shaughnessy come un “fenomeno editoriale” questo progetto mutevole continua ad evolvere nelle sue forme, fin dalla sua prima uscita nel 2002, includendo materiali della rete costituiti da book fotografici, presentazioni powerpoint, materiali quicktime, slideshow animati, e…
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Studio Kmzero: Where’d you get those?
Essere dei designer oggi è un lavoro complicato. Implica l’obbligo di allenare la sensibilità, avere gli occhi aperti. Fare del coolhunting un rito quotidiano, ricettivi 24/7, sniffando la direzione del vento. In un qualche senso siamo macchine che assorbono, fagocitano e reintepretano stimoli – produttori di design alimentati a deadlines…
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Graphic design e T-shirt. Incontro con Helen Walters.
“La T-shirt è semplicemente la versione moderna dei cartelloni pubblicitari con cui si bardava l’uomo sandwich vittoriano” sostiene Woody Pirtle, uno dei soci di Pentagram, azienda di design tra le più importanti al mondo. “Può essere uno strumento per fare dichiarazioni di carattere sociale”, continua Pirtle che, quando è scoppiata…
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Noi siamo la nostra partecipazione.
Le nostre esperienze non sono oggetti. Sono noi stessi, sono ciò di cui siamo fatti. Noi siamo quelle situazioni, siamo il nostro muoverci tra di esse. Noi siamo la nostra partecipazione.
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Fats Shariff: il mio viaggio attraverso quello che noi oggi conosciamo come streetwear.
1984-1990 (18anni-24anni). Sviluppo e uso. C’era una marea di stili e sub culture con la quale ci si poteva identificare, oppure no. Ma lo streetwear, allora conosciuto appena come Skatewear, era poca cosa paragonata ad oggi. Le origini risiedevano nella West Coast, e dico West Coast perché lì ho visto per…
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Gavin Lucas a self-confessed pop culture junkie.
Da oggi, con una serie di interviste, ripercorro quattro anni della breve storia (o lunga dipende dai punti di vista) del progetto SignJam. Nato per l’esigenza realizzare una ricerca sulle culture urbane internazionali, SignJam è diventato un appuntamento fatto di workshop, conference, incontri, exhibit, contaminazioni culturali. Sino ad oggi ha visto la…
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Emancipazione/i.
Senza la speranza non vi è quindi società, poiché nessuna società è in grado di fare i conti solo con ciò che esiste; dire che si amministrerà un po’ meglio ciò che esiste non è una speranza abbastanza forte. E se poniamo un discorso in cui la sinistra è vista…
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La speranza è nella lingua.
La speranza è una forza potente che abbiamo dentro, è un principio che ci porta a voler fare le cose. Possiamo pensare alla speranza in modo molto grezzo: spero di ottenere qualcosa di astratto o un bene materiale. Ma non è questa la speranza, questa è la strada delle facili…